SE NELL’ARANCIATA L’ARANCIA NON C’E’

ARANCETI 2STA SUSCITANDO UN’ ONDATA DI INDIGNAZIONE LA DECISIONE DELLA COMMISSIONE POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA DELLA CAMERA DI BOCCIARE L’EMENDAMENTO ALLA LEGGE EUROPEA 2013

FINALIZZATO AD AUMENTARE LA PERCENTUALE MINIMA  DI FRUTTA NEI SUCCHI E NELLE BEVANDE ANALCOLICHE  DALL’ATTUALE 12% AL 20%.

SULLE BARRICATE LA COLDIRETTI CHE IN UNA NOTA RICORDA  COME ARANCIATA 2L’ORGANIZZAZIONE AGRICOLA AVEVA SALUTATO CON SODDISFAZIONE LA VOLONTA’ DEL PARTITO DEMOCRATICO  DI OPPORSI ALL’ALLORA GOVERNO LETTA E DI APPROVARE IN COMMISSIONE UNA MISURA CHE ERA NELL’INTERESSE DEI CONSUMATORI E DEI PRODUTTORI ITALIANI E PUNTA IL DITO CONTRO LE LOBBY INDUSTRIALI  CHE HANNO PRESO I SOPRAVVENTO SULLA LOGICA DELLA SALUTE E DELLA QUALITA’.

ARANCIATA 3ANCHE LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI PARLANO DI INCREDIBILE PASSO INDIETRO CHE DANNEGGIA I CITTADINI E IL PAESE. GLI ITALIANI VORREBBERO BERE ARANCIATA DEGNA DI QUESTO NOME E NON ACQUA CON BOLLICINE INSAPORITA CON RARE TRACCE DI ARANCIA. VA ANCHE DETTO CHE LA PERCENTUALE DI SUCCO DEL 20% SAREBBE ANCORA TROPPO BASSA.

SECONDO LA COMMISSIONE EUROPEA AUMENTARE LA PERCENTUALE DI

FRUTTA NEI SUCCHI SIGNIFICHEREBBE LEDERE LE NORME EUROPEE IN MATERIA DI LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI. E’ FRANCAMENTE DIFFICILE CAPIRE PERCHE’.  E FA PROPRIO RABBIA PENSARE AGLI AGRUMI CHE RESTANO NON RACCOLTI IN CAMPANIA, CALABRIA  E SICILIA, O AI PREZZI IRRISORI A CUI VENGONO PAGATI AI PRODUTTORI, O ANCORA AI MILIONI DI DISOCCUPATI DEL MEZZOGIORNO.

A CHI GIOVA NON ALZARE LE PERCENTUALI DI SUCCO ?  FA ANCORA PIU’ RABBIA

ARANCETI

PENSARE A CHI CONSUMA ABITUALMENTE QUESTI PRODOTTI: I BAMBINI, CHE AVREBBERO DIRITTO AD UN SUCCO DI FRUTTA PIU’ SALUTARE. QUESTO INCREDIBILE BRACCIO DI FERRO TRA AGRICOLTURA E

MULTINAZIONALI DALL’ARANCIATA  VA AVANTI DA ANNI , ED E’ ORA DI NUOVO SU UN BINARIO MORTO.

ARANCIATA 4CON L’AUMENTO AL 20% DEL CONTENUTO MINIMO DI FRUTTA NELLE BEVANDE ANALCOLICHE  PRODOTTE E COMMERCIALIZZATE  IN ITALIA – RICORDA COLDIRETTI – DUECENTO MILIONI DI CHILI DI ARANCE  ALL’ANNO IN PIU’ SAREBBERO BEVUTE DAI 23 MILIONI DI ITALIANI CHE CONSUMATO BIBITE GASSATE.

 

UNA BATTAGLIA DI VERITA’ E TRASPARENZA CHE CONTINUA NELLE AULE PARLAMENTARI.

Agricoltura biologica: giro di vite europeo

CatturaUna proposta di regolamento e un piano d’azione per il rafforzamento di norme e regole che reggono il sistema dell’agricoltura biologica nell’Ue e’ stata presentata oggi dal commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos.

Molte le novità di rilievo: l’estensione dei controlli a tutti i passaggi della filiera, senza più eccezioni (finora, ad esempio, sfuggivano i cibi pre-imballati); l’obbligo per le aziende certificate di produrre solo bio (e dunque al fine delle aziende liste bio/convenzionale); nuove regole comuni per i controlli e una soglia di tolleranza minima per la presenza accidentale di tracce di pesticidi non autorizzati nel settore; l’obbligo di usare solo mangimi bio (finora il 5% poteva essere “convenzionale”) e il divieto di praticare l’ingrassaggio in ambienti chiusi e ristretti per gli animali destinati alla produzione di carne biologica.

bio 5 (1)

A queste misure se ne aggiungono altre due che entreranno in vigore dalla fine del 2021: il divieto di usare sementi “convenzionali” per la coltivazione di prodotti bio, e l’obbligo di garantire che carne, latte e uova bio provengano dalla prole di animali certificati dell’allevamento biologico.

bio 2Ma non tutti applaudono. Almeno due di queste misure hanno gia’ suscitato l’opposizione della Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, l’Ifoam.
I produttori che la Federazione rappresenta temono innanzitutto che l’obbligo di ricorrere a sementi solo bio sia impraticabile perche’per alcune varieta’ non sono ancora disponibili in quantita’ sufficienti (soprattutto per frutta e verdura).
In secondo luogo, all’Ifoam non piace l’imposizione dei controlli sulla presenza di eventuali pesticidi non autorizzati per il biologico, che oggi sono obbligatori sono in due paesi, l’Italia e il Belgio. E in effetti la proposta della Commissione su questo punto puo’ essere vista come una generalizzazione del sistema italiano di controlli, il piu’ rigoroso dell’Ue.

bio 4Con un’obiezione metodologica, se non filosofica, i produttori sostengono, in sostanza, che non si deve cambiare il paradigma del biologico, spostandolo dal processo al prodotto: l’assenza dei pesticidi nel bio, insomma, deve essere il risultato del processo di coltivazione che esclude le sostanze chimiche di
sintesi. E se ci sono contaminazioni esterne, dovute magari a coltivazioni convenzionali vicine, pazienza. La Commissione,bio 1 invece, vuole tenere conto di quest’eventualità, con l’obbligo dei controlli e stabilendo una soglia di tolleranza (si pensa al livello accettato negli alimenti per neonati) per l’eventuale presenza di tracce minime di pesticidi non autorizzati ne prodotti bio.

Un altro giro di vite riguarda l’abolizione delle attuali deroghe ed eccezioni dovute al sistema di riconoscimento reciproco, secondo il principio dell’equivalenza (invece di quello di conformità), fra differenti norme, disciplinari e controlli in vigore nei diversi Stati membri e nei paesi da cui si importano prodotti bio. Tutte queste norme dovranno ora essere messe in conformita’ con i nuovi standard decisi a livello Ue.

Una nuova misura mira inoltre a facilitare e rendere meno onerosi controlli e certificazioni per le Pmi agricole, che potranno ora consorziarsi per ottenere una certificazione unica collettiva, e non piu’ una certificazione specifica per ogni azienda.

Per quanto riguarda gli Ogm, infine, le nuove norme non modificano la situazione attuale, che prevede una soglia di tolleranza dello 0,9% per ingrediente in caso di contaminazione accidentale, lo stesso limite previsto per gli alimenti convenzionali. Il superamento di quella soglia comporta la perdita dello status di prodotto biologico e l’obbligo di indicare in etichetta la presenza di tracce di Ogm.

ITALIA – CINA : PACE FATTA

CINA3E’ DECISAMENTE UNA BUONA NOTIZIA : IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE HA DECISO OGGI, A SEGUITO DELLE RICHIESTE DELL’INDUSTRIA VINICOLA LOCALE, DI CHIUDERE IL PROCEDIMENTO ANTIDUMPING E ANTI-SOVVENZIONE VERSO LE IMPORTAZIONI DI VINO PROVENIENTE DALLA UE, SENZA IMPORRE ALCUNA MISURA DAZIARIA. TUTTO ERA INIZIATO A LUGLIO DEL 2013 ALL’INDOMANI DELLA DECISIONE UE DI APPLICARE DEI DAZI SUI PANNELLI SOLARI CINESI, E SI E’ CONCLUSO BENE GRAZIE AD UNA INTENSA AZIONE DIPLOMATICA DEL NOSTRO PAESE.

CINA 8OLTRE 900 AZIENDE VINICOLE ITALIANE HANNO POTUTO REGISTRARSI PRESSO LE AUTORITA’ COMMERCIALI CINESI, PARTECIPANDO ATTIVAMENTE AI PROCEDIMENTI. GRAZIE ALL’INTENSIFICARSI DEI CONTATTI PRIVATI TRA I RAPPRESENTANTI DELL’INDUSTRIA VINICOLA EUROPEA E QUELLA CINESE, LE DUE INDUSTRIE SONO GIUNTE AD UN ACCORDO PRIVATISTICO CONCERNENTE COLLABORAZIONI E CONSULENZE IN ATTIVITA’ FORMATIVE LEGATE ALLA FILIERA DEL VINO; TALEACCORDO PRIVATO HA PERMESSO AI PRODUTTORI CINESI DI RITIRARE LE DENUNCE PRESENTATE NEL 2013, RICHIEDENDO COSI’ LA CHIUSURA DEL CASO.INTANTO L’EFFETTO DELLA QUERELLE SI E’ FATTO SENTIRE: SULL‘IMMENSO MERCATO CINESE PER LA PRIMA VOLTA CROLLANO LE ESPORTAZIONI DI VINO ITALIANO. IL CALO E’ DEL 33% IN QUANTITA’ , MA DIMINUISCE ANCHE IL VALORE CHE SCENDE A 74, 8 MILIONI DI EURO NEL 2013, RISPETTO AI 77 MILIONI DELL’ANNO PRECEDENTE.

CINA 5LA CINA E’ UN MERCATO COMPLESSO MA ATTRAENTE DA MOLTI PUNTI DI VISTA: NEL 2013 IL GIGANTE ASIATICO E’ DIVENTATO IL MAGGIOR CONSUMATORE MONDIALE DI VINO ROSSO, CON UN SORPASSO NEI CONFRONTI DI ITALIA E FRANCIA, MENTRE PER I BIANCHI E’ AL QUINTO POSTO TRA I MAGGIORI CONSUMATORI. LA MAGGIORANZA DEL VINO CONSUMATO IN CINA E’ DI PRODUZIONE LOCALE , ANCHE SE LE IMPORTAZIONI RAPPRESENTANO UNA QUOTA DI MERCATO DEL 19%.IL VINO E’ UNO STATUS SYMBOL PER I RICCHI CINESI, CHE PREFERISCONO COSTOSI VINI FRANCESI, MEGLIO SE ROSSI, IL COLORE DELLA FESTA, DA ESIBIRE COME SEGNO DI RICCHEZZA E BENESSERE. I VINI ITALIANI SONO APPREZZATI E RICERCATI, MA C’E’ ANCORA MOLTO LAVORO DA FARE PER ENTRARE IN UN MERCATO COMPLESSO MA IMPOSSIBILE DA IGNORARE.

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84 e non dimostrarli

gualtiero 1Auguri di cuore al maestro Gualtiero Marchesi che oggi soffia su 84 candeline. Pieno di entusiasmo per la vita, per il suo lavoro, per la musica e l’arte, per i nuovi progetti che ha in cantiere. La cosa che teme di più e’ la noia. Ha bisogno di nuovi stimoli, nuovi progetti per andare sempre avanti e cercare nuovi orizzonti. Il re dei cuochi italiani è un vulcano in continua eruzione. Dopo 20 anni ha lasciato la Franciacorta, il ristorante l’Albereta, ed è proiettato verso la nuova avventura di un resort in un castello ad Agrate Conturbia, in provincia di Novara, con un nuovo ristorante.

gualtiero 4E’ un castello dell’XI secolo, trasformato nel Rinascimento in villa gentilizia. Un nuovo sogno in cui buttarsi anima e corpo per il Maestro, primo cuoco italiano a ricevere la terza stella Michelin nel 1985, e papà della nuova cucina italiana. Un ritorno alle origini. I suoi genitori gestivano l’albergo Il Mercato a Milano, dove Marchesi è nato e dove ha iniziato a cucinare. Grandi materie prime, precisione, apparente semplicità. La cucina di Marchesi è molto vicina all’arte, la cucina è scienza che si può diventare arte, trasformazione della materia. Nel castello di Agrate Conturbia Marchesi tornerà all’ospitalità a tutto tondo , gestita in prima persona. Ma c’è anche la Fondazione Marchesi e il Marchesino, ristorante milanese in Piazza della Scala, che sarà clonato in molti paesi del mondo.

gualtiero 3Una agenda fitta di impegni quella di Marchesi, che è anche rettore di Alma, scuola Internazionale di Alta cucina, la più quotata in Italia.
Uno dei progetti che più gli sta a cuore è l’Accademia della Fondazione Marchesi , un centro per la musica, le arti e l’alta cucina, le grandi passioni della sua vita, che avrà sede a villa Mylius, un edificio settecentesco a Varese. Spesa prevista oltre 5 milioni di euro. L’accademia dovrebbe aprire i battenti nella primavera del 2015, in tempo per l’Expo di Milano. Ma i sogni nel cassetto non sono finiti: Gualtiero vuole realizzare la prima casa di riposo per cuochi, in un edificio accanto alla Reggia di Colorno, sede di Alma.

gualtiero 5Un posto dove continuare a trasmettere le proprie conoscenze ai giovani. Una splendida idea.

L’ULTIMO NATO: EATALY SMERALDO

“IL SEGRETO DI EATALY E’ PAGARE BENE I CONTADINI E GLI ARTIGIANI. IN ITALIA SERVIREBBE UNA NUOVA POLITICA AGRICOLA CHE SPINGA I GIOVANI A TORNARE ALLA TERRA”
LO HA DETTO CARLO PETRINI, FONDATORE DI SLOW FOOD, A MILANO, DURANTE L’INAUGURAZIONE DI EATALY SMERALDO. OSCAR FARINETTI HA SCOMMESSO SUGLI SPAZI DELL’EX TEATRO SMERALDO PER OSPITARE IL NUOVO STORE EATALY DI MILANO. E PER INAUGURALO L’IMPRENDITORE PIEMONTESE HA SCELTO IL 18 MARZO. DATA E LUOGO SONO TUTT’ALTRO CHE CASUALI: PROPRIO IL 18 MARZO DEL 1848 INIZIAVANO LE CINQUE GIORNATE DI MILANO, CITTA’ DA CUI PARTI’ IL RISORGIMENTO. UNA DATA SIMBOLICA PER OGNI ITALIANO E OGNI MILANESE, SCELTA DA EATALY PER RICORDARE CHE L’ITALIA NON SI DEVE FERMARE. STESSO DISCORSO PER IL TEATRO SMERALDO , PUNTO DI RIFERIMENTO PER OGNI MILANESE (IL SUO PALCO HA VISTO DEBUTTARE UNA GIOVANISSIMA MINA, IL PRIMO CELENTANO E I GRANDI CANTANTI DELLA MUSICA ITALIANA E INTERNAZIONALE) CHE PROPRIO OGGI RISORGE. LA DESTINAZIONE D’USO NON E’ PIU’ QUELLA DI UNA VOLTA, MA IL ‘VECCHIO’ PALCOSCENICO E’ RIMASTO PRATICAMENTE IMMUTATO PER OSPIETARE CONCERTI DI TUTTI I GENERI MUSICALI OFFERTI GRATUITAMENTE ALLA CLIENTELA.
PER IL RESTO, IL FORMAT EATALY E’ SEMPRE LO STESSO: LE PAROLE D’ORDINE SONO MANGIARE, COMPRARE E IMPARARE. E I CIRCA 5 MILA METRI QUADRATI DI SPAZIO SONO STATI SUDDIVISI IN TRE
LIVELLI TRA VENDITA, RISTORAZIONE E DIDATTICA. FARINETTI HA MESSO SUL PIATTO UN INVESTIMENTO DI 40 MILIONI DI EURO E DATO LAVORO A 350 GIOVANI PER METTERE A DISPOSIZIONE DEI ‘GOLOSI’
MILANESI 15 LUOGHI DI RISTORAZIONE TEMATICI E INFORMALI CON I RELATIVI BANCONI PER LA VENDITA: SALUMI, FORMAGGI, CARNE, PESCE, VERDURE, FRITTO, PASTA, PIZZA E ROSTICCERIA. IN PIU’,
CI SONO 5 LUOGHI ESPRESSAMENTE DEDICATI ALLA PRODUZIONE ARTIGIANALE A VISTA: LA PASTA FRESCA DI MICHELIS, LA PANETTERIA CON IL SUO FORNO A LEGNA, LA PASTICCERIA ‘GOLOSI
DI SALUTE’ DI LUCA MONTERSINO, IL PANINO “INO DI ALESSANDRO FRASSICA E LA PIADINERIA DEI FRATELLI MAIOLI. NON POTEVA MANCARE IL MOZZARELLA SHOW: SI CHIAMA ‘MIRACOLO A MILANO’ ED
E’ UN VERO E PROPRIO LABORATORIO CASEARIO SITUATO ALL’INTERNO DELLO SMERALDO, DOVE TUTTI I GIORNI VIENE PRODOTTA LA MOZZARELLA FIORDILATTE.
FA MOLTO DISCUTERE LA PROPOSTA DI FARINETTI DI UN MARCHIO UNICO PER L’ALIMENTARE MADE IN ITALY, UNA MELA TRICOLORE. UN MARCHIO DA VARARE IN TEMPO PER L’EXPO 2015, CHE AIUTI A SUPERARE GLI ANNOSI PROBLEMI DI IMITAZIONE E CONTRAFFAZIONE E A VALORIZZARE LE NOSTRE PRODUZIONI ALL’ESTERO.
MA CHI STABILIREBBE QUALI SONO I PRODOTTI CHE SI POSSONO FREGIARE DI QUESTO MARCHIO? QUALCUNO TEME ANCHE CHE IL LIVELLO QUALITATIVO DEI PRODOTTI POTREBBE CALARE E PROPONE UN MARCHIO “CREATO IN ITALIA, PER DISTINGUERE I PRODOTTI FATTI AL 100% NEL NOSTRO PAESE.
NON E’ NEMMENO COSI’ REMOTA L’IPOTESI DELL’APERTURA DI UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE DISCIPLINARE CONTRO IL NOSTRO PAESE DA PARTE DELL’UNIONE EUROPEA, PERCHE’ IL MARCHIO POTREBBE ESSERE LESIVO DEL PRINCIPIO DI LIBERA CONCORRENZA. PERALTRO – RICORDA LA COLDIRETTI – SONO BEN DUE LE LEGGI VIGENTI CHE PARLANO DI MARCHIO INDENTIFICATIVO DELLA PRODUZIONE AGRICOLA ITALIANA, TRA CUI IL MARCHIO “NATURALMENTE ITALIANO”, RESTATE PERO’ LETTERA MORTA IN MANCANZA DI REGOLAMENTI ATTUATIVI. IL VERO PROBLEMA E’ L’INDICAZIONE DELL’ORIGINE IN ETICHETTA: SI POSSONO CHIAMARE ITALIANI FORMAGGI OTTENUTI CON UNA CAGLIATA LITUANA O PROSCIUTTI DA COSCE TEDESCHE?

Vino: il difficile mercato interno.

vino nobileI consumi interni di vino diminuiscono e l’Italia del vino si salva soprattutto grazie all’export, che ha superato la cifra record di 5 miliardi di euro, ma le aziende hanno ben chiaro che il mercato italiano ricopre un ruolo chiave proprio quando l’obiettivo sono i mercati internazionali, più reattivi se il mercato domestico garantisce quella visibilità che poi viene spesa sulle piazze internazionali.
È il caso di quelle cantine che, controcorrente e con l’export che resta il loro driver fondamentale, crescono con numeri confortanti anche nel mercato interno. E che con le loro case history, saranno tra le protagoniste al prossimo Vinitaly.
Un fenomeno quello della corsa all’ esportazione che, tuttavia, a ben guardare, segnala l’importante rassegna vinicola, ha prodotto qualche frettolosa analisi, che ha indotto molte aziende a “tirare i remi in barca” nel mercato interno, lasciando qualche spazio libero alle cantine che, invece, hanno continuato a ritenere importante il ruolo delle vendite entro i confini nazionali.
Una parziale conferma arriva anche dai dati sul consumo di vino in Italia. La spesa per il vino non è andata così male nel recente passato, almeno stando ai dati Istat sulla spesa dei consumi delle famiglie italiane.
In termini assoluti, dopo il calo del 2009, ci sono stati anni tutti leggermente positivi.
vino consumo italiaNel 2012 le famiglie italiane hanno speso 12 euro al mese per comprare vino, il 2,5% della spesa per alimentari di 468 euro e lo 0,48% della spesa totale mensile di 2.419 euro. Il vino resta la bevanda alcolica di riferimento. Da un punto di vista geografico, nel Nord si continua a spendere più che al Sud, ma le tendenze sono diverse. Nel Nord-Ovest la spesa sta calando di anno in anno ed è oggi uguale a quella del Nord-Est, poco meno di 14 euro per famiglia, dove invece c’è stata una crescita. Al centro si è stabilizzata al 10% circa sotto i livelli pre-crisi, mentre al Sud e nelle isole sembra essere incominciata una fase di crescita, passando da 8,8 euro nel 2009 a 9,56 nel 2012, cioè il livello pre-crisi del 2007.
Dal lato dei produttori, evidentemente, la forbice tra vino esportato e vino venduto sul mercato domestico, resta tendenzialmente larga con, in media, tra il 70 e l’80% delle etichette destinate all’export. Nel mercato interno, però, proprio per questo fatto, i margini di crescita non mancano. E, specialmente per le cantine che producono vini bianchi e bollicine, questa forbice diminuisce almeno del 5%. Si tratta, nel caso di queste tipologie, anche di una risposta ai gusti dei consumatori che stanno cambiano e che, sempre più chiaramente, privilegiano vini poco impegnativi e di piacevolezza immediata e, chiaramente, dalla disponibilità di prodotti dal rapporto qualità/prezzo molto equilibrato.
In più, le cantine con più esperienza hanno cominciato “in patria” un lavoro molto puntuale sul marchio, con investimenti mirati e un affinamento dei rapporti commerciali interni, guardando in prospettiva agli effetti anche sulle piazze estere. Il ruolo del mercato interno come vetrina per gli acquirenti esteri è e resta del tutto fondamentale, ed è difficile che un importatore straniero voglia a tutti i costi un prodotto se questo non è ben presente nel mercato d’origine.
vigneti Anche le aziende che producono grandi vini, soprattutto rossi, hanno ben chiaro che il mercato italiano ricopre un ruolo chiave. Forse non in termini di consumi, perché il mercato domestico non sta metabolizzando l’attuale congiuntura e c’è un rallentamento innegabile dei consumi. Ma l’importanza del mercato interno diventa assolutamente rilevante quando si vogliono aggredire i mercati internazionali, perché questi ultimi sono più reattivi se il mercato domestico garantisce visibilità e diffusione. Insomma anche se i grandi vini in Italia vengono consumati più sporadicamente, il mercato interno resta fondamentale per la costruzione e l’affermazione dell’immagine aziendale, che poi viene spesa sulle piazze internazionali.

LA BATTAGLIA CONTRO IL PARMESAN

parmiggianoPARMESAN. BASTA LA PAROLA. E’ IL SIMBOLO DELLA SCOPIAZZATURA PLANETARIA A SCOPO COMMERCIALE DEI NOSTRI MIGLIORI PRODOTTI AGROALIMENTARI A DENOMINAZIONE. QUELLA CONTRO IL PARMESAN E’ LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE. SE NE PARLA DA ANNI, SI ESAMINANO DATI E CIFRE, SI CONTANO I DANNI ECONOMICI DI IMITAZIONI, ITALIAN SOUNDING E CONTRAFFAZIONE , MA FINORA FERMARE, O ANCHE SOLO ARGINARE, IL FENOMENO E’ STATA UNA MISSIONE IMPOSSIBILE.

IMITAZIONI LOW COST, MA VENDUTISSIME, DEI NOSTRI MIGLIORI PRODOTTI IN GIRO PER IL MONDO CE NE SONO MOLTISSIME: DALLO SPICY THAI PEST STATUNITENSE, AL PARMA SALAMI CANADESE, LA MORTADELA BRASILIANA , IL SALAMI CALABRESE, IL REGIANITO  ARGENTINO.

UN SERIO FRENO ALL’ESPORTAZIONE DEI NOSTRI AUTENTICI PRODOTTI CHE NEL 2013 HA RAGGIUNTO LA CIFRA RECORD DI 33 MILIARDI DI EURO.

COMBATTERE QUESTO FENOMENO E’ MOLTO DIFFICILE FUORI DAI CONFINI DELL’UNIONE EUROPEA, DAL MOMENTO CHE MANCA UNA ACCORDO IN SEDE WTO CHE FACCIA CHIAREZZA E ASSICURI LE DOVUTE TUTELE PER PRODUTTORI E CONSUMATORI.

NEGLI STATI UNITI SONO STATI PRODOTTI NEL 2013 OLTRE 200 MILIARDI DI CHILI DI FORMAGGI TIPO ITALIANO, DA PARMESAN ALL’ASIAGO, DAL PROVOLONE ALLA MOZZARELLA AL GORGONZOLA. IL MERCATO DEI FORMAGGI ITALIANI TAROCCATI – DICE COLDIRETTI-

OTTENUTI SOPRATTUTTO IN WINSCONSIN, CALIFORNIA E NELLO STATO DI NEW YORK VALE 5 MILIARDI DI EURO E RAPPRESENTA OLTRE L’80 PER CENTO DELLE VENDITE DI FORMAGGI “ITALIANI”. IN ALTRE PAROLE IN 8 CASI SU DIECI I CONSUMATORI STATUNITENSI ACQUISTANO PRODOTTI “ITALIANI” FATTI INTERAMENTE IN USA.

L’UNIONE EUROPEA HA IL DOVERE DI DIFENDERE PRODOTTI CHE SONO ESPRESSIONE DI IDENTITA’ TERRITORIALE, STORIA , ARTIGIANALITA’ UNICHE E NON RIPRODUCIBILI, DA UNA CONCORRENZA DAVVERO SLEALE CHE PRIVA IL NOSTRO AGROALIMENTARE DI UN VALORE DI CIRCA 60 MILIARDI L’ANNO.

Etichetta a semaforo: no dell’Italia

Un semaforo rosso per parmigiano, miele o prosciutto ?  La querelle tra il nostro paese e questa singolare forma di etichettatura dei prodotti alimentari si fa sempre piu’ dura. Dallo scorso anno in Inghilterra un’ etichetta a semaforo – autorizzata dal ministero della salute – semaforo 3segnala i cibi con un alto contenuto in grassi, sale e zuccheri, potenzialmente dannosi per la salute.  Il sistema scelto e’ una forma ibrida perche’ oltre al colore rosso, giallo o verde, devono essere indicate anche le quantita’ giornaliere consigliate. L’obiettivo e’ aiutare i consumatori a capire cosa c’e’ dentro le confezioni di cibo , a contrastare l’obesita’, scegliendo con piu’ oculatezza.

C’e’ pero’ un grande  problema: l’etichetta  mette ingiustamente a rischio circa 2,5 miliardi di export di prodotti made in Italy, come olio di oliva, salumi e formaggi.

Paradossalmente escluderebbe dalla dieta l’olio extra vergine, promuovendo le bevandesemaforo 2 gassate senza zucchero, depistando i consumatori sul vero valore nutrizionale . Il semaforo rosso penalizza infatti la presenza di materia  grassa superiore a 17,5 grammi, quello giallo tra 17,5 grammi e 3 grammi e il verde fino a 3 grammi.

A rischio il nostro export di salumi, carni, formaggi, compreso Grana padano e Parmigiano Reggiano, olio extra vergine, che verrebbero considerati non benefici.

semaforo 1L’Italia e altri paesi europei hanno messo in rilievo che ci sara’ un impatto negativo sul commercio, con la possibile presenza  di barriere tra gli stati membri e quindi con una violazione dell’articolo 34 del trattato sul Funzionamento dell’Unione europea.

 

Contrario si e’ detto il Ministro dell’agricoltura Martina, commentando  il documento della conferenza delle regioni che chiede al governo di intervenire presso le istituzioni comunitarie per chiedere la sospensione  del sistema di etichettatura a semaforo.

L’etichetta  a semaforo puo’ danneggiare i prodotti a denominazione di origine , senza semaforo 5aiutare i consumatori a capire il valore nutrizionale di cio’ che acquistano, con un notevole  danno per le nostre aziende produttrici.

L’italia fara’ sentire al sua voce  in occasione del prossimo consiglio dei ministri europei dell’agricoltura.

L’osteria senza oste nel mirino del fisco

osteria1La porta e’ sempre aperta. Sul tavolo c’e’ sempre qualcosa da mangiare. Salumi, pane, dolci, e in frigo sempre qualche bottiglia di prosecco. L’osteria senza oste e’ un locale unico in Italia, non facile da trovare , tra le colline di Valdobbiadene, zona di produzione del prosecco docg.
La posizione e’ invidiabile, la vista indimenticabile in ogni stagione dell’anno sui vigneti che tappezzano le colline.
Nasce da un’idea di un imprenditore , Cesare De Stefani, noto produttore locale di insaccati. Si deve a lui il successo della cosiddetta “Dama Bianca “ soppressa tipica vicentina che nella versione trevigiana aggiunge una fascia di lardo.
De Stefani ha semplicemente messo a disposizione un rustico di sua proprieta’ a chiunque volesse fare una pausa gustosa visitando la zona. Si mangia, si beve in compagnia e poi si lascia una somma di denaro a propria discrezione .
Tutto funziona benissimo e nessuno ruba la cassetta con i soldi, o saccheggia il locale.
E all’osteria senza oste, dove ci si sente un po’ come a casa.
A questa porta sempre aperta ha bussato pero’ anche il fisco , chiedendo 64 mila euro di arretrati per incassi non registrati.
E subito monta la polemica. Il fisco ha calcolato i guadagni parametrandoli su un locale simile della provincia di Treviso e ha stabilito che il guadagno e’ di oltre 60 mila euro l’anno. Tra tasse e multe ecco che il proprietario si e’ visto chiedere dal fisco 64 mila euro.
Ma Cesare De Stefani ha affidato la questione nelle mani di un legale e promette battaglia.

Biodiversi, biogustosi, bioitaliani.

Panettone, frutta, formaggio.  Tutto sottovetro, in barattolo o in bottiglia a lunga conservazione. Cosi’ i mercati esteri vogliono i nostri prodotti migliori, le eccellenze enogastronomiche che ci rendono famosi nel mondo.

Sono soprattutto i grandi Department stores , come Harrod’s , che fanno richieste di questo tipo alle aziende produttrici.

E L’export vola, come conferma oggi Inea. Crescono del 5% le esportazioni agroalimentari nel 2012 rispetto all’anno precedente, a fronte di un calo delle importazioni  del 2,5%. Il deficit commerciale del settore e’ quindi passato da 9 miliardi a 6,5 miliardi di euro, un trend confermato anche nei primi sei mesi del 2013.

La biodiversita’ italiana non ha pari al mondo. Se ne ha una visione splendida nella manifestazione Taste, che si e’ tenuta a Firenze nella stazione Leopolda.

Tanta qualita’, tanta cura nella produzione, e una artigianalita’ che lascia ammirati. Anche quest’anno molte le novita’ presentate da aziende piccole e grandi di ogni parte d’Italia.

Un aceto balsamico di Modena di cento anni, un vero record., estratto in limitatissime quantita’, dagli aromi e profumi intensissimi, un prodotto unico e prezioso.

Il riso invecchiato un anno, raffinato lentamente con un metodo esclusivo e reintegrato con la sua gemma, ricca di proprieta’ benefiche. In cottura non s’incolla , assorbe i condimenti, non perde l’amido, le vitamine e le proteine.

Tantissimi gli olii extra vergine di qualita’, tra cui spiccano i pugliesi e un particolare Agrumato al limone, ottenuto attraverso la lavorazione simultanea della pasta delle olive  con limoni appena raccolti.

Dalla Sicilia  frutti preziosi come la pesca settembrina, la fava larga e la lenticchia nera delle colline ennesi.

Dal Piemonte un distillato di birra affinato in botte di rovere, una novita’ assoluta.

Tra i formaggi, fiore all’occhiello e’ il Parmigiano reggiano millesimato, profumatissimo, vellutato, e il parmigiano di sola Bruna , fatto con il latte proveniente dall’allevamento di famiglia di brune alpine: gusto ricco e sapore unico, al taglio sprigiona un profumo fragrante e appetitoso, con una consistenza soffice, dal colore giallo intenso.

Senza dimenticare chi ha problemi alimentari: un formaggio fresco sempre dalle colline parmensi adatto alla dieta degli intolleranti al lattosio, dei diabetici e dei celiaci.

Pecorini a latte crudo dalla Toscana. Stagionati  per oltre 6 mesi su tavole di legno di abete e poi affinato in barrique di rovere per alcuni mesi alternando le forme di pecorino alle erbe della fattoria: olivo, mirto, alloro e fieno.

Dalla provincia di Rieti una birra particolarissima  a cui vengono aggiunte durante la bollitura ostriche bretoni e telline con tutto il guscio .

Pomodorino del piennolo, ma anche pomodorini giallo da serbo dal Parco Nazionale del Vesuvio , da provare con in pesce, nelle zuppe, per condire pizze e focacce. E c’e’ anche il pecorino riserva di 2 anni affinato in grotta  ed affumicato con tabacco Kentucky della Val di Chiana utilizzato per la produzione del sigaro toscano, e perfino quello affinato nelle fave di cacao.

Un mondo di saperi e di sapori da restare senza fiato.