UNA ZUPPA PER MONTEPULCIANO

Durante lo scorso fine settimana a Montepulciano e’ sicuramente spettato il primato di citta’ piu’ profumata d’Italia. Profumata di buona cucina popolare, un patrimonio ricchissimo di ogni fazzoletto di terra del nostro Paese.
Da dodici anni le Contrade di una delle piu’ belle citta’ toscane si sfidano ai fornelli in una gara molto sentita, preparata per lunghi mesi, e che vede la corale partecipazione di tutta la cittadinanza.
A tavola con il Nobile e’ una delle piu’ interessanti e coinvolgenti manifestazioni di enogastronomia che si possano vivere.
Ogni volta un tema diverso: quest’anno le arti culinarie si sono esercitate sulla cinta senese, utilizzata solo in primi piatti.
Un modo anche molto efficace di recuperare un sapere gastronomico popolare e ricette che altrimenti sarebbero andate perdute.
In dodici anni di concorso sono state recuperate e fatte rivivere ben 200 ricette della tradizione senese.
Per il secondo anno consecutivo la palma della vittoria e’ andata alla contrada di Talosa, che ha presentato alla giuria di giornalisti della stampa nazionale e ad una delegazione di giornalisti statunitensi, un piatto perfetto nel suo essere tradizionale, tipico e legatissimo al territorio e alla sua storia.
Una rivisitazione di un piatto poverissimo, una zuppa di cinta senese con in pici, abbinata magistralmente alle migliori etichette di Nobile Docg, che ha messo d’accordo tutti. Gusto pieno, giusta sapidita’, eccellenza della materie prime, grassi non eccessivi. Insomma una zuppa da leccarsi i baffi.
Al secondo posto la contrada del Poggiolo, con i maccheroni Nobili alla cinta senese con crema di pecorino Gran riserva, mentre il terzo posto e’ andato alla contrada Collazzi, con i maccheroni con farina rustica al sugo della festa.
La cinta senese e’ la razza autoctona di maiale allevata con successo in Toscana. Conosciuta dagli Etruschi, fu al seguito dei Romani e di grande aiuto ai contadini del Medioevo, durante carestie e pestilenze.
La sua immagine e’ raffigurata nell’affresco di Ambrogio Lorenzetti chiamato “Effetti del buon governo “, nel Palazzo Comunale di Siena.
Piatti rustici e gustosissimi, quello che ci vuole per mettersi in forma prima del Bravio delle botti, la gara , nel prossimo fine settimana, che vede rotolare le botti lungo le ripide stradine di Montepulciano.

CHI NON VUOLE UNA ACCADEMIA DI ARTI CULINARIE IN SICILIA?

Sono anni che si parla del progetto di una Accademia di arti culinarie a Castelbuono, in provincia di Palermo. Un polo di eccellenza che esalti il patrimonio della cucina e della pasticceria dell’isola.

La provincia avrebbe dovuto mettere  a disposizione un ex albergo al centro del meraviglioso Parco delle Madonie , ma anche altre strutture per la ricezione di ospiti e studenti.

L’idea  e’  del vulcanico maestro pasticciere di Castelbuono, Nicola Fiasconaro,  un imprenditore di talento  che in pochi anni ha portato la sua azienda al successo, anche internazionale, puntando sulla qualita’ degli ingredienti siciliani e sulla sapienza artigianale. Famosissimi i suoi panettoni.

L’ex albergo individuato – di proprieta’ pubblica – e’ in stato di abbandono e l’imprenditore ha piu’ volte sollecitato il suo recupero .

Il sogno e’ fare dell’ Accademia un luogo di formazione di studenti che escono dalle scuole alberghiere, per coltivare talenti e investire sul marchio made in Sicily, un patrimonio mai realmente tutelato e difeso.

L’accademia ambisce anche ad essere un luogo per la formazione di manager in grado di gestire e promuovere i prodotti siciliani.

C’era gia il nome,  “Ducezio” e lo slogan:  “Orgogliosi di appartenere ad una terra ricca”. Ed anche una ipotesi di finanziamento di 5 milioni di euro.

Ma un progetto cosi’ bello e cosi’ indispensabile per l’isola, – dal momento che una simile Accademia in Sicilia non e’ mai esistita – a tutt’oggi fa ancora parte del libro dei sogni.

Il presidente della Regione Crocetta, ha piu’ volte assicurato una sua visita a Castelbuono, ma al momento l’impegno non e’ ancora stato mantenuto.

L’obiettivo del progetto e’ quello di salvaguardare  il patrimonio enogastronomico siciliano, i suoi prodotti, assicurare il trasferimento delle conoscenze, la formazione professionale, la conoscenza e la valorizzazione in tutta Italia e all’estero.

Per conservare questo immenso patrimonio e tramandarlo alle future generazioni bisogna innanzitutto censirlo, studiarlo nelle diverse aree geografiche.

L’idea non e’ quella di una mera catalogazione, ma una codificazione degli ingredienti e dei modi di lavorazione per uso professionale,

sviluppando cioe’ dei veri e propri disciplinari di produzione.

Gli studenti, che escono dalle scuole con una conoscenza solo teorica, potranno godere di un approccio pratico, immediatamente spendibile

nel mondo del lavoro, attraverso corsi, seminari, in cui si incontrino produttori, trasformatori ed esperti.

Naturalmente le Istituzioni non possono – non devono – mancare. La regione, la provincia, e in particolare le Universita’ di Palermo e di Catania, ma anche le piu’ importanti Accademie ed universita’ gastronomiche nazionali e internazionali.

Tutto questo non potra’ non avere ripercussioni positive sul turismo e sulla difesa dei veri prodotti made in Sicily. Molto triste constatare che

sull’Isola raramente negli autogrill e nei distributori automatici ci sono prodotti siciliani.

C’e’ anche la buonissima idea di creare un distretto del dolce tipico di Sicilia, con un disciplinare che garantisca l’uso di materie prime escusivamente siciliane.

Insomma cosa si sta aspettando a realizzare tutto questo?

Non e’ piu’ il tempo delle parole, ma dei fatti, della creazione di prospettive solide di lavoro per i giovani, sempre piu’ attirati da cucina e pasticceria, di una difesa nei fatti e non solo a parole di una agricoltura siciliana vitale e piena di energie – nonostante tutto – .

Difesa soprattutto di un territorio che deve essere restaurato in molti suoi siti, puntando sulla sua vera vocazione, agricola e turistica.

Un territorio che deve ritornare ad essere un giardino di bellezza e di bonta’.

Tra meteo impazzito ed embargo russo agricoltura ko

E’ proprio una estate nera per l’agricoltura italiana. Il maltempo d’agosto, dopo un luglio freddo e piovoso, oltre a rovinare le vacanze agli italiani, sta provocando danni molto ingenti nelle campagne e sugli alpeggi.

Complessivamente , tra turismo e agricoltura , e’ andato in fumo, secondo la Coldiretti, oltre un miliardo di euro.

Grandine, temporali, bombe d’acqua stanno devastando soprattutto il Nord a macchia di leopardo, rendendo difficoltosa una vendemmia appena cominciata in Franciacorta e nell’Oltrepo’ Pavese. Cicli vegetativi delle piante e ritmi di vita degli animali ne risultano sconvolti.

Vita difficile anche per le api. La produzione di miele potrebbe essere molto scarsa quest’anno , con un calo fino al 70% a nord e a sud, mentre al centro si ipotizza un taglio del 40%.

Pecore e mucche non riescono ad andare al pascolo, colture segnate dalla grandine, costi aggiuntivi per difendere i vigneti dalle muffe e gli alberi da frutto dagli attacchi dei parassiti. Insomma un’estate da dimenticare. E non va meglio per il pomodoro. Si prevede un forte calo del raccolto.

Tutto questo si somma poi ad un calo dei consumi dovuto alla pesante crisi economica.

E’ la frutta fresca a far segnare il maggior crollo dei prezzi con un calo del  10,1 per cento che spinge l’intero settore alimentare verso la deflazione con una riduzione dello 0,6 per cento rispetto allo scorso anno. Il prezzo delle verdure scende dell’ 8,8 per cento. Il calo dei prezzi degli alimentari  è il risultato di una spirale recessiva tra deflazione e consumi che ha costretto due famiglie su tre a tagliare la qualità o la quantità di almeno uno dei generi alimentari acquistati e sale al 14,4 per cento la quota di famiglie che sceglie l’hard discount per l’acquisto di generi alimentari.

Da non sottovalutare poi i rischi per la salute pubblica che derivano dal calo dei  consumi di frutta e verdura, diminuiti di oltre il 30 per cento rispetto agli ultimi 15 anni, per un quantitativo che nel 2014 è sceso addirittura ben al di sotto del chilo al giorno per famiglia, un valore inferiore a quelli raccomandati dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

E pensare che l’Italia e’ il paese leader europeo nella produzione di frutta e verdura.

A questo quadro  tragico, si sommano le tensioni internazionali. In seguito alle sanzioni decise dall’Unione europea  contro la Russia per la questione Ucraina, Putin ha ordinato l’embargo contro i prodotti agroalimentari dell’Unione.

Centinaia i camion carichi di frutta, verdura , formaggi e prosciutti respinti alle frontiere. Una crisi che rischia di travolgere centinaia di aziende. La Commissione e’ gia’ intervenuta per pesche e nettarine che potranno essere ritirate dal mercato. Ci saranno anche fondi supplementari per la promozione.

E’ fondamentale che l’Europa attivi concretamente misure straordinarie di sostegno alle imprese del settore ortofrutticolo interessate da un passaggio delicatissimo dove si sono incrociati problemi assai diversi dal maltempo alla decisione russa di fermare alcune importazioni”.

Così ha detto poco fa il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, che ha aggiunto:

“Insieme ad altri paesi  stiamo lavorando intensamente perché ciò avvenga e il Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos si è mostrato attento e reattivo. Ora vanno concretizzati strumenti, modalità e tempi facendo in modo che tutto questo sia davvero al servizio dei settori e delle imprese più coinvolte. Noi convocheremo un tavolo di settore per fare il punto della situazione a metà settimana. Il nostro impegno in questo senso non ha soste e anche nelle prossime ore torneremo a farci sentire a Bruxelles”. Una situazione di eccezionale gravita’, che richiede una attenzione eccezionale.

Cantine in fondo al mare

abissi

Assenza di luce, temperatura e umidita’ costanti, immobilita’. Le condizioni ideali di ogni cantina che si rispetti. Le stesse che ci sono in fondo al mare. Un’idea di grande suggestione che sta facendo proseliti nel mondo del vino, soprattutto per l’invecchiamento degli spumanti. Un’idea che nasce dal ritrovamento nel Mar Baltico nel 2010 di una nave affondata intorno al 1880 che portava Champagne in Russia. A bordo furono trovate oltre un centinaio di bottiglie integre. Una fornitura di Champagne Veuve Cliquot Ponsardin destinata con ogni probabilita’ alla corte degli zar.

Alcune bottiglie ritornarono alla prestigiosa Maison per essere analizzate in ogni dettaglio. Furono poi aperte e degustate.
Grande fu la sorpresa nel constatare che il vino era integro, anche se il perlage era appena percettibile.
Da questo stupefacente ritrovamento e’ nato un progetto di Veuve Cliquot, “Una cantina nel mare”,che vuole studiare nell’arco di 50 anni il processo di invecchiamento naturale in fondo al mare.
Un contenitore idoneo e’ stato riempito di bottiglie di vario formato e immerso a una profondita’ di quaranta metri nello stesso luogo del ritrovamento e sara’ costantemente controllato.
Anche in Italia l’idea ha fatto proseliti.
Il primo e’ stato nel 2009 Piero Lugano – titolare di una azienda vinicola di Chiavari – .
Nel golfo di Portofino Lugano ha depositato 6500 bottiglie del suo spumante.
Seguito a ruota da una azienda dell’Emilia Romagna, che nel 2010 ha immerso migliaia di bottiglie di Merlot, Sangiovese, Albana e Cabernet nel relitto di una piattaforma petrolifera al largo di Ravenna.
E non e’ il solo caso in Adriatico.
Anche il vermentino sardo doc e’ sceso nelle profondita’ dell’area marina protetta di Capo Caccia, vicino Alghero.
E poi – perche’ no? – si e’ passati ai laghi, con la bella idea di un produttore nei pressi del lago d’Iseo, che si e’ perfino servito in un robot della Protezione civile per trovare il fondale migliore. Nel luglio 2011, circa 1.500 bottiglie, scendono a 40 metri di profondita’. Per essere poi recuperate l’anno dopo e degustate.
Il risultato e’ stato bollicine piu’ buone e apprezzate dal pubblico.
Da allora un anno a bagno nel lago e’ diventato la prassi per le bollicine di questa azienda.
Nonostante i costi dell’operazione. L’emozione e la sorpresa ogni volta che si tirano su le bottiglie – assicura il produttore – e’ impagabile.
Il vino non e’ solo business, ma anche – e forse soprattutto – magia, suggestione, belle storie da raccontare.
E un vino invecchiato, cullato dalle onde, di storie ne puo’ raccontare davvero tante.

Una vendemmia difficile

Questa sera si brinda in tutta Italia , per un’altra grande festa estiva di Calici sotto le stelle, la manifestazione del movimento turismo del vino che associa centinaia di cantine e richiama ogni anno migliaia di turisti e appassionati nelle strade e nelle piazze di tutta Italia.

Ma difficilmente si potra’ brindare ad una vendemmia 2014 bella e promettente. Domani si taglieranno i primi grappoli di uva in Franciacorta, dove dopo un inverno piuttosto caldo, la ripresa vegetativa e’ avvenuta con deciso anticipo rispetto all’anno scorso. La prima fase del germogliamento e’ avvenuta piuttosto regolarmente – fa sapere il consorzio di tutela – e le temperature mediamente alte hanno favorito uno sviluppo abbastanza rapido.

Dal punto di vista delle quantita’ la produzione massima e’ di 120- 140  quintali per ettaro. Si raccoglie dunque il pinot nero e lo chardonnay per le basi spumante.

Il sole e il caldo degli ultimi giorni alimentano le speranze dei vignaioli.

Dalla vendemmia dipendono nel nostro paese le speranze di lavoro di un milione e duecentocinquantamila persone, tra coloro che sono impegnati in vigna, in cantina e nella distribuzione commerciale, ma anche in tutte le attivita’ connesse.

Finora il clima e’ stato davvero inclemente. La pioggia e’ stata una costante anche in piena estate, ed ha facilitato gli attacchi di peronospera e la comparsa della botrite. Fare previsioni sulle quantita’ e sulla qualita’ di questa vendemmia e’ quest’anno particolarmente difficile e rischioso.

Ma le brutte notizie non arrivano solo dal cielo.

Ha destato scalpore il fatto che nelle ultime due campagne Ocm vino sono andati inutilizzati 33 milioni di euro di cofinanziamento per la promozione, e che sono stati destinati ad altre voci di spesa.

Alcune regioni no sono state in grado di spendere tutta la loro quota nella promozione, per la mancanza di progetti adeguati.

Un vecchio problema, che affligge non solo il mondo dell’agroalimentare e che il nostro paese purtroppo non riesce a superare. Avere i soldi – in un momento economico come l’attuale – per un settore economico strategico come l’agroalimentare e non riuscire a spenderli e’ proprio un peccato mortale.

Intanto i nostri concorrenti – Spagna in primis – sanno benissimo come usarli al meglio. Quando  finira’ tutto questo?

 

Un embargo che fa paura

Primi preoccupanti effetti dell’embargo russo ai prodotti agroalimentari italiani, dopo la decisione di Putin  di bloccare con un decreto anche per un anno le importazioni dai paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca in risposta al conflitto in Ucraina. Un centinaio di tir dal Piemonte, carichi di pesche, sono stati bloccati al confine tra Polonia e Russia. E piovono disdette anche per formaggi e salumi. Interi container di Grana Padano, il formaggio dop piu’ venduto al mondo, sono stati respinti, mentre gli importatori consigliano di non effettuare per nulla  le spedizioni. Una decisione quella russa che rischia di avere effetti devastanti. I danni in un anno, calcola Coldiretti, potrebbero arrivare a 200 milioni di euro. Rovinando il lavoro di promozione che i consorzi di tutela hanno svolto negli ultimi anni con grande successo nel paese asiatico, dove i consumatori iniziavano a  conoscere meglio e ad apprezzare i prodotti italiani. Il grana padano dop ha visto aumentare le vendite in Russia del 23% nei soli primi 4 mesi del 2014. La lista dei prodotti sotto embargo comprende carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura provenienti da Ue, Usa, Norvegia, Australia e Canada, con l’esclusione di alcolici e di prodotti per bambini. Le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia nonostante le tensioni sono comunque aumentate dell’uno per cento nel primo quadrimestre del 2014 dopo che lo scorso anno avevano raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro messi ora a rischio dall’annuncio di sanzioni. Danni diretti ma anche indiretti : come il crollo dei prezzi dei prodotti sui mercati vicini. Per le aziende, gia’ provate da un’annata difficile il rischio fallimento e’ piu’ che concreto. Una questione non da poco, che sara’ da lunedi sul tavolo della Commissione europea.

Pesca: il rilancio non puo’ (piu’) attendere

Crisi economica, costi elevati del lavoro, sprechi di fondi europei e burocrazia soffocante . Se c’e’ un settore che bisogna risollevare nel nostro paese e’ proprio quello della pesca.

Dopo molti anni di sforzi caduti quasi nel vuoto ci prova il Ministro Martina. 30 mila le persone impiegate , per un fatturato di 2,2 miliardi di euro. 12 mila imbarcazioni, il 14% della flotta europea. Sostenere occupazione e reddito dei pescatori e rilanciare il settore e’ assolutamente necessario.

Innanzitutto ottimizzando l’utilizzo delle risorse comunitarie, evitando sprechi e lentezze.Sui fondi per la programmazione 2007- 2013 ci sono alcune regioni in ritardo . Se questi fondi non verranno spesi in tempo, scattera’ il disimpegno automatico. I soldi , quindi, ritorneranno a Bruxelles. I ritardi accumulati da alcune Regioni, che secondo gli ultimi dati disponibili hanno speso meno del 40% delle risorse complessive del programma che dovrà chiudersi nel 2015, impongono una accelerazione delle procedure di spesa, evitando un rischio di perdita di fondi Una task force istituita dal Ministero dovrebbe evitare questa vera e propria sciagura.
Ci sono poi i fondi nazionali, 45 milioni di euro, che in parte andranno agli ammortizzatori sociali.
Nel corso del semestre italiano di presidenza dell’UE, l’Italia vuole monitorare la fase di avvio della nuova Politica comune della pesca e l’entrata in vigore del Fondo europeo per gli affari marittimi. L’obiettivo e’ lo sviluppo sostenibile del settore , che tenga conto degli aspetti ambientali, economici e sociali.
Il rilancio del settore avverrà non solo attraverso nuove risorse, ma anche attraverso una accelerazione del necessario processo di semplificazione.
A questo scopo sono stati sbloccati circa 400mila euro per operazioni di semplificazione, da realizzare attraverso Convenzioni per lo sviluppo della filiera pesca,che saranno svolte, attraverso una selezione con bandi, da parte delle Associazioni nazionali di categoria.
Con la nuova programmazione saranno disponibili risorse per 537 milioni di euro fino al 2020. Di queste, 424 milioni di euro saranno utilizzati per misure di sostenibilità della pesca e dell’acquacoltura, 61 milioni di euro saranno destinati ad attività di controllo, 47 milioni di euro per la raccolta di dati scientifici e 4,4 milioni di euro per la politica marittima integrata da coordinare con la parte gestita dalla Commissione Ue.
E’ già in fase di definizione il Programma operativo nazionale, che nelle prossime settimane sarà concordato con le Regioni e con gli operatori del settore, che consentirà con anticipo all’Italia di essere pronta per l’attuazione delle misure FEAMP fino al 2020.
Ci sono poi importanti eventi programmati nel semestre di Presidenza, in collegamento con tematiche EXPO 2015. Come il “Blue day”, Convegno internazionale sulla Blue Economy – Organizzato il 30 ottobre a Catania, che vedrà la partecipazione dei Ministri europei del Mediterraneo, la Commissaria Europea agli affari marittimi e alla pesca, i rappresentanti FAO e tutti gli attori coinvolti nella crescita dell’economia del mare. Una giornata interamente dedicata alla Blue economy, attraverso focus di approfondimento e dialogo sulle principali questioni legate alla pesca. Ci sara’ un focus sull’uso sostenibile delle risorse marine viventi soprattutto come fonte di cibo sano e di qualità per il pianeta, ma senza trascurare approfondimenti tecnici in campi quali: l’efficienza energetica (motori delle imbarcazioni); interazione fra turismo e altre attività economiche, come i trasporti; sorveglianza in mare e sicurezza per il mare.
E poi a Bari, l’11 dicembre, la Conferenza sull’acquacoltura mediterranea , con la Fao e la Commissione generale pesca nel Mediterraneo
Sara’ un momento importante per la valorizzazione dell’acquacoltura mediterranea e del suo contributo nell’ambito delle produzioni di cibo sano e di qualità per il pianeta.

ADDIO STEFANO

LA NOTIZIA E’ DI QUELLE CHE LASCIANO SENZA FIATO. STEFANO BONILLI NON C’E’ PIU’. UN GRANDE DOLORE, UNA PERDITA ENORME PER IL GIORNALISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO DI CUI STEFANO E’ STATO PROTAGONISTA INDISCUSSO PER TANTISSIMI ANNI.
EX GIORNALISTA DEL MANIFESTO, NEL 1986 FONDO’ IL GAMBERO ROSSO, INIZIALMENTE SUPPLEMENTO DI OTTO PAGINE DEL QUOTIDIANO , MA DIVENTATO PRESTO PUBBLICAZIONE INDIPENDENTE. LUI E’ STATO IL CREATORE E L’ANIMA DELLE GUIDE DEL GAMBERO E DELLA CITTA’ DEL GUSTO DI ROMA .
NEGLI STESSI ANNI HA PARTECIPATO ALLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SLOW FOOD CON CARLIN PETRINI. UNA COLLABORAZIONE CHE PORTO AD UNA COLLABORAZIONE NELLA GUIDA DEI VINI DIRETTA DA DANIELE CERNILLI.
DOPO IL 2008 IL DIVORZIO CON POLEMICHE E STRASCICHI GIUDIZIARI DAL GAMBERO ROSSO E LA CREAZIONE DEL SUO FAMOSO BLOG DIENOGASTRONOMIA, PAPERO GIALLO, TRA I PRIMISSIMI E DIVENTATO SUBITO UN PUNTO DI RIFERIMENTO IMPORTANTE , A CUI SI E’ AGGIUNTO IL MAGAZINE DIGITALE GAZZETTA GASTRONOMICA.
STEFANO ERA PRESENTE A TUTTE LE PRINCIPALI MANIFESTAZIONI DI ENOGASTRONOMIA, SEMPRE AL FIANCO DEI MIGLIORI CHEF.
ATTENTO, PUNGENTE NEI SUOI COMMENTI, A VOLTE UN PO’ SCONTROSO. SCOPRITORE DI TALENTI, GURU E CONSIGLIERE DI TANTI, MA ANCHE FUSTIGATORE DI MODE EFFIMERE E TENDENZE BIZZARRE. I SUOI TWEET QUOTIDIANI ERANO UN MODO SICURO PER AVERE NOTIZIE, COMMENTI E AGGIORNAMENTI DAL MONDO DEL FOOD AND WINE. CI MANCHERA’ MOLTO.