Prosecco alla spina: fine della frode

 

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La parola fine su una brutta storia e’ stata scritta. E’ stata infatti bloccata in molti punti vendita, siti web e catene di distribuzione in gran bretagna la vendita di finto prosecco alla spina.
Dopo le proteste dei consorzi di produzione e l a denuncia del nostro ispettorato repressione frodi, il department for environnement food and rural affairs ha effettuato i controlli del caso sulla vendita di finto prosecco dop alla spina.
Lo scandalo era scoppiato prima di natale, quando un pub di leeds ha pubblicizzato su facebook il prosecco alla spina.
Una frode a tutti gli effetti, dal momento che il prosecco dop puo’ essere commercializzato solo in bottiglia.
Della questione e’ stata investita anche la commissione agricoltura del parlamento europeo.
Non nasconde la sua soddisfazione il ministro dell’agricoltura martina. Siamo i primi in europa nella tutela del settore agroalimentare, ha commentato.
Nel solo 2014 sono state fatte oltre 100mila verifiche sul territorio nazionale a cui si aggiungono quelle all’estero.
In vista di expo milano l’italia sta organizzando un forum europeo sulla lotta alla contraffazione agroalimentare, un triste fenomeno che affligge i nostri migliori prodotti, taroccati un po’ ovunque nel mondo con gravi danni economici e di immagine, basti ricordare il famigerato parmesan.
Tra i vini i piu’ piratati sono – oltre al prosecco – ci sono il chianti , l’amarone, il barolo.
Ma la battaglia per la salvaguardia del prosecco doc non e’ certo finita qua.
Infatti un altro fronte si apre in canada. In un locale – ha segnalato un giornalista – si vende prosecco alla spina a 8,75 dollari al bicchiere.
Il sistema prosecco che riunisce i tre consorzi di tutela, doc, docg e colli asolani dovra’ quindi continuare a tenere alta la guardia e a monitorare quello che accade all’estero.
Il successo dei nostri vini spumanti – e in particolare del prosecco – e’ travolgente, come testimonia la crescita dell’export, e sfocia nel cult e nel life style, anche domestico.
Il prosecco docg conegliano valdobbiadene – il vertice della qualita’ – è il tipico spumante veneto fresco e leggero, prodotto con le uve del vitigno glera. Ha un colore giallo paglierino ed un profumo fruttato e floreale, ha una moderata corposita’ e un profumo fruttato e floreale. Si produce esclusivamente nel nord est d’italia, nella zona collinare tra conegliano e valdobbiadene. Ci sono diversi tipi di prosecco: il prosecco spumante, il prosecco frizzante ed il prosecco tranquillo. Tra questi il più conosciuto è sicuramente il prosecco spumante, che a sua volta può essere brut, extra dry e dry a seconda del tenore zuccherino contenuto.Il prosecco docg frizzante si ottiene tramite rifermentazione in bottiglia, detta anche sur lie, seguendo quindi il tradizionale metodo utilizzato anche dai produttori di un tempo per ottenere le bollicine. La maggior parte dei prosecchi frizzanti e spumanti si ottiene utilizzando una rielaborazione del metodo italiano in autoclave.Infine il prosecco docg conegliano valdobbiadene tranquillo, meno conosciuto e diffuso, si ottiene dai vigneti più fitti e poco produttivi, le cui uve vengono vendemmiate ben mature.In tutte le versioni il prosecco conegliano valdobbiadene e’ un vino cult, di grande versatilita’, ideale per aperitivi, antipasti, ma anche a tutto pasto con piatti di pesce , ma non solo. Accompagnatelo a quello che piu’ vi piace, non vi deludera’ mai.

Il fascino del Torcolato

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Ecco un vino e una bella tradizione che vale la pena segnalare. Il Torcolato e’ una gemma preziosa del nostro patrimonio vinicolo, dolce ma con una bella spinta acida che gli regala una freschezza incredibile, vero oro liquido nel bicchiere.

 

 

Ecco il bel racconto di Alberto Pertile.

“ La Prima del Torcolato celebra una tradizione vitivinicola molto antica, quella della vinificazione delle uve appassite. Nel bacino del Mediterraneo è una pratica comune: come mille anni fa, a Creta, si asciugava la Malvasia al sole per farne vino dolce, ad altre latitudini l’appassimento delle uve richiede più tempo e cure diverse.

Ai piedi dell’Altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza, la località di Breganze produce vini rinomati fin dai tempi in cui il territorio era sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia.

 

La produzione di vino dolce richiede la selezione, durante la vendemmia, di grappoli perfetti , maturi e sani per poter procedere con l’appassimento.

A questo proposito, la tradizione locale ha elaborato un sistema ingegnoso: non potendo lasciare i grappoli esposti alle intemperie del rigido inverno padano, le uve della varietà autoctona Vespaiola vengono attorcigliate a un lungo spago, annodato ad anello, e le trecce così formate sono appese ad asciugare, per tutto il tempo necessario, alle travi dei solai delle case contadine.

In questo locale, detto “fruttaio”, il vignaiolo segue per tutto l’inverno l’andamento dell’appassimento delle uve, sfruttando il tiraggio del sistema abbaino-finestra per arieggiarle nelle fredde giornate più terse e proteggendole dall’umidità nei periodi di pioggia, nebbia e neve. Dopo quattro mesi, quando l’uva è pronta, viene spremuta.

La “Prima” del Torcolato è proprio questo: la prima spremitura delle uve, vendemmiate l’anno precedente, che i produttori di Breganze hanno trasformato in una manifestazione pubblica e celebrativa di un vino simbolo di queste colline. E’ necessaria la forza del torchio per estrarre il mosto del Torcolato, il vino dolce tradizionale di Breganze, che deve il suo nome proprio al fatto che le uve erano state attorcigliate, traduzione dal dialetto “intorcolate” agli spaghi.

Vent’anni fa la DOC Breganze ha inserito il Torcolato fra le specialità tutelate dalla denominazione d’origine; un vino, molto legato alla tradizione del consumo in loco, che è poi diventato il simbolo dei produttori della zona. Alcuni vignaioli si erano già conquistati la rinomanza internazionale con i propri rossi da varietà internazionali, come Merlot e Cabernet, naturalizzate durante il periodo napoleonico, tanto da essere oggi vini tipici della zona.

Dopo la “Prima” spremitura, che richiama nella piazza centrale di Breganze ogni anno migliaia di persone, coinvolte nei festeggiamenti fino all’assaggio collettivo del mosto appena spremuto, tutte le cantine della zona DOC daranno inizio alle operazioni di produzione del proprio Torcolato.

Il vino così ottenuto dovrà maturare ancora due anni prima di poter essere venduto come Torcolato: la specialità dolce vicentina si caratterizza per note semiaromatiche e di freschezza uniche, impartite dalla varietà a bacca bianca Vespaiola, che è esclusiva di Breganze. Di bouquet delicato di fiori bianchi, in bocca il Torcolato sprigiona, con tutta la sua dolcezza, note aromatiche che possono variare, a seconda delle annate e del produttore, dal miele e datteri alla scorza di mandarino, dalla mela all’albicocca secca.

 

Ce n’è abbastanza per fare del Torcolato un vino di lusso a cui non si può rinunciare, simbolo della possibilità, attraverso la valorizzazione delle tradizioni più antiche, di fare sistema e di proporre bottiglie in grado di conquistarsi un posto d’onore nel mercato del vino globale. La ventesima edizione della Prima del Torcolato, che si terrà domenica 18, celebra anche questo. “

PARMINon accenna ad attenuarsi la flessione della domanda interna in italia, anche di alimentari. E’ il segno piu’ evidente di una crisi che sta sfibrando il paese e che continua senza interruzione dal 2008. Oggi l’ennesima conferma dall’ISTAT.
E pensare che prima di quell’anno la spesa alimentare era considerata incomprimibile e anticiclica. Ora quasi il 60% degli italiani sceglie gli alimentari solo in base al prezzo, ed è alla continua ricerca di offerte speciali e tre per due.
L’inflazione frena e l’allarme cresce per una situazione economica che sembra bloccata in una strada senza uscita.
Dal 2008 sono stati persi 12 miliardi di consumi solo per la spesa alimentare. In pratica siamo tornati ai livelli di trenta anni fa. Solo i discount vedono aumentare il numero dei loro clienti.PARMI 4
Per i produttori agricoli è l’export la sola via di salvezza, ed anche il commercio on line, come testimonia, ad esempio, il successo di due ragazzi pugliesi che sono tornati dalla Cina per lanciare un portale di prodotti tipici italiani.
Aiuta poi il superamento di intralci e barriere all’export. Oggi è stata sbloccata la commercializzazione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano in Corea del Sud, dopo che l’autorità coreana ha verificato che la sicurezza microbiologica di questi prodotti è equiparabile a quella prodotta con il latte pastorizzato.
Si risolve così con successo una controversia che aveva causato danni all’export e che bloccava la commercializzazione di queste due bandiere del made in Italy dall’inizio del 2014.
Il mercato della Corea del Sud per l’agroalimentare italiano ha superato i 124 milioni di euro di valore, con una crescita di quasi il 30% dal 2012.
Crescente l’impegno delle autorità italiane nella difesa dei prodotti a denominazione. Nel 2014 in 140 casi sono stati fatti rimuovere dagli scaffali del mercato europeo prodotti che violavano le norme sulle indicazioni geografiche. Negli anni scorsi interventi analoghi erano non più di una decina all’anno. Ricordiamo il finto olio toscano sugli scaffali di Harrod’s a Londra, che fu fatto ritirare.
PARMI 3Grana e Parmigiano Reggiano sono tra i prodotti italiani più imitati al mondo.
Il consorzio di tutela del Parmigiano ha compiuto 80 anni : sancì l’unione di migliaia di piccoli e piccolissimi allevatori e centinaia di microimprese di trasformazione artigianale e al tempo stesso legò il Parmigiano a un preciso territorio – le province di Parma, Reggio Emilia, Modena e parte delle province di Mantova e Bologna in cui aveva avuto origine intorno all’XI secolo grazie ai monaci benedettini.

Il sistema Parmigiano oggi vale quasi due miliardi di euro, senza considerare l’indotto.
Un prodotto che è un monumento del gusto e del sapore italiano.

 

 

 

 

 

NIENTE CIBO SENZA LE API

MIELE 1Qualche giorno fa si battevano i denti per le temperature polari. Stamattina a Roma tepore primaverile e fiori sul punto di sbocciare. Alle montagne russe del meteo siamo abituati, ma spesso non si riflette abbastanza su quanto queste anomalie sempre piu’ preoccupanti possano incidere sulla produzione agricola.

Per esempio del miele. Le api sono da sempre la sentinella piu’ sensibile della salute dell’ambiente.  Il 2014 e’ stato un anno nero per il miele italiano, che ha scoraggiato non pochi apicoltori. Le perdite maggiori si registrano sul raccolto del miele di acacia.

MIELE 2I guai sono inziati in primavera, con le prime fioriture al nord ma anche al sud. Anche il miele di castagno e’ stato funestato da un insetto, il cinipide. Complessivamente si stima una riduzione della produzione del 50%.

Una stagione proprio negativa. La Coldiretti fa l’inventario : nel 2015 sugli scaffali dei supermercati troveremo il 35% in meno olio di oliva italiano, ma anche un calo del 25%  per gli agrumi, del 15% per il vino. Le castagne poi sono introvabili. Insomma dovremo rassegnarci al razionamento dei prodotti base della dieta mediterranea, come per esempio olio di oliva, la cui produzione è crollata attorno alle 300mila tonnellate.

MIELE 3Ed e’ allarme anche per la pasta.  Se in Italia i  raccolti di frumento duro hanno subito una leggera flessione (-4 per cento), un calo consistente del 10 per cento si è verificato nell’Unione Europea e un vero e proprio crollo del 27 per cento  si è registrato in Canada  che è il principale fornitore dell’Italia.

Peccato non aver investito negli scorsi decenni su questa produzione agricola nel nostro paese, dove non mancano le varieta’ autoctone di qualita’.

MIELE 4Gli effetti del crollo produttivo si faranno sentire  a tavola dove noi italiani siamo i principali consumatori di pasta a livello mondiale con una media per persona di 26 chili all’anno, una quantità che è tre volte superiore a quella di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quella di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quella di un giapponese.

Mi sembra arrivato il momento di porsi seriamente il  problema della sovranita’ alimentare, obiettivo da cui siamo ben lontani, soprattutto in annate come questa.

MIELE 5E prepariamoci all’assalto dei prodotti importati. Quindi occhio alle etichette, per non scambiare per made in Italy prodotti che non lo sono affatto.

Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 79,4 anni per gli uomini e di 84,5 per le donne, tra le piu’ elevate al mondo.

MIELE 6Concludiamo con una buonissima notizia. E’ stata approvata recentemente alla Camera la legge sulla biodiversita’ agraria e alimentare.

Con questa legge si istituisce un sistema nazionale di tutela e valorizzazione che prevede, insieme all’istituzione dell’anagrafe nazionale, la definizione di una rete e di un portale e di un comitato permanente per la biodiversità agraria e alimentare. L’obiettivo è costruire un circolo virtuoso che, partendo dal riconoscimento della figura dell’agricoltore e dell’allevatore custode, attraverso la creazione di comunità del cibo, mette in campo azioni concrete per la tutela delle risorse, l’educazione e la sostenibilità ambientale.

Sicuramente un importante tassello in vista del confronto sul tema del cibo a Expo Milano 2015.