ITALIA CHE VA : EXPORT RECORD NEL 2014

Il dato  arriva oggi, inatteso e confortante.

Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari toccano il valore di 34,3 miliardi, con un aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente. Lo certifica l’Istat.

Nell’anno orribile per l’economia del nostro paese, che ha visto il fallimento e la chiusura di migliaia di aziende, ossigeno puro per la nostra bilancia commerciale e’ arrivato proprio dall’export.

Un risultato inatteso se si considera quanto ha pesato l’embargo russo , che ha sancito da agosto il divieto all’ingresso di una lunga lista di prodotti alimentari , dalla frutta al pesce , passando per formaggi, carni e salumi.

A mettere il turbo ha contribuito in modo determinante la caduta del tasso di cambio  dell’euro nei confronti del dollaro. Ottime le performance soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi asiatici, dove pero’ c’e’ ancora moltissimo da fare.

Come sempre il prodotto piu’ esportato e’ il vino, seguito da pasta, olio , ortofrutta.

Una speranza concreta di uscita dalla crisi economica per il nostro paese, ma non basta.

Bisogna riuscire in pochi anni a raddoppiare il pil agroalimentare, raddoppiare i volumi esportati e il loro valore. E’ un momento proprio magico, ed e’ il momento di osare.

Il mondo chiede sempre di piu’ i nostri prodotti e la nostra cucina: entrambi vanno difesi e valorizzati molto di piu’ di quanto sia stato fatto finora.

A partire dalle Istituzioni. Perche’ quello che  ha successo viene immediatamente copiato o imitato.

Urgente e necessario prende al balzo l’occasione di Expo. Dobbiamo presentarci al mondo nel modo giusto, facendo conoscere la nostra qualita’ e unicita’, i nostri sapori e tutto il savoir faire di generazioni e generazioni che c’e’ dietro.

Senza timidezze. La bellezza del nostro patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale fara’ il resto.

Non e’ utopia pensare di recuperare in fretta le posizioni perdute rispetto agli altri paesi europei , e addirittura a raddoppiare nel giro di cinque anni il numero di turisti che arrivano in Italia.

Ma l’agropirateria e’ ancora un grave problema.

60 miliardi di euro, tanto  valgono le imitazioni , a volte inquietanti, a volte anche di discreta qualita’, che si spacciano per italiane e vengono vendute sfruttando l’appeal dei prodotti autentici.

E’ stato calcolato che un visitatore di Expo passera’ tra i padiglioni circa sei  o sette ore. Poi stara’ un certo numero di giorni nel nostro paese.

Ebbene dovremo mettercela tutta per far toccare con mano la qualita’ dei nostri territori, la bellezza delle nostre citta’, la bonta’ dei nostri prodotti alimentari. Siamo un paese ricchissimo di questi beni preziosi, sta a noi renderli sempre meglio fruibili e sempre piu’ attraenti.

Perche’ il vero obiettivo e’ farli tornare ancora in Italia i 20 milioni di turisti che arriveranno per Expo e non salutarli per non rivederli piu’.

ONDA ROSA A IDENTITA’ GOLOSE

Sono appena tornata a Roma, dopo una full immersion di tre giorni a Identita’ golose, il congresso di cucina d’autore che si tiene ogni anno a Milano. Era l’undicesima edizione ed io c’ero fin dalla prima.

In un anno determinante come questo – con tutta la citta’ concentrata sulla preparazione di Expo – si e’ respirata una atmosfera se possibile ancora piu’  elettrizzante del solito.

Un tourbillon di chef, italiani e stranieri, impegnati in relazioni, confronti, show cooking . Con un interessante evoluzione del format, specchio delle moderne esigenze gastronomiche.

Dal tema della golosita’ a quello di una “sana intelligenza”. L’attenzione alla salute si e’ imposta e chi cucina se ne fa carico, oggi piu’ di ieri.

Tante le presenza prestigiose. Una su tutte quella dello chef Alain Ducasse, che ha parlato della sua svolta deciva verso quella che ha chiamato “la naturalite’”: niente piu’ carne, niente piu’ grassi e  zuccheri nel suo ristorante parigino ma tante verdure, legumi, cereali, pesce.

Non una moda ma una necessita’ sempre piu’ sentita per ragioni di tutela dell’ambiente e della salute. Siamo all’opposto della visione di Paul Bocuse, che sosteneva: “alla salute dei miei clienti ci pensano i medici”.

Oggi un buon piatto deve essere innanzitutto leggero, salutare, armonico, digeribile, sostenibile per l’ambiente, ma anche bello da vedere.

Un curioso esempio di cucina sostenibile e’ arrivato dallo chef Davide Scabin, che ha presentato una pasta col sugo all’amatriciana cotta direttamente in pomodoro  crudo e guanciale in pentola a pressione, in soli 11 minuti, con grande risparmio di tempo energia e acqua, senza aggiunta di altri grassi oltre a quello del guanciale.

Ma la bella novita’  di questa edizione e’ che con il tema della sana intelligenza si sono confrontate quest’anno tante giovani cuoche, grintose e  con le idee chiarissime, che hanno presentato i loro territori, la loro cucina , la loro identita’.

Senza timidezze ma forti di una grande consapevolezza e maturita’, alla pari con i colleghi uomini.

Capofila e’ stata Cristina Bowermann, di Glass Hostaria a Roma, ma c’erano anche Antonia Klugmann  dell’Argine a Venco’, in Friuli Venezia Giulia, Marianna Vitale  del ristorante Sud di Quarto, Napoli, Viviana Varese del ristorante Alice di Eataly Milano, Rosanna Marziale del ristorante Le Colonne di Caserta.

Un’onda rosa  che colora sempre di piu’ la cucina italiana, portando idee nuove, energia, e una consapevole esaltazione dei  prodotti migliori dei territori di provenienza. Anche i piu’ umili, a volte addirittura scartati, esaltati  e portati a nuova vita.

Le donne chef hanno dato il loro contributo su tematiche che hanno visto il ritorno – dopo tanta esposizione mediatica – ai fondamentali della professione. Fatta di fatica, studio, sacrificio. Cosa che spesso i giovani che ambiscono ad essere chef dimenticano.

Un cuoco artista, filosofo, il cui gesto e’ anzitutto cura e amore verso il prossimo. Una piu’ alta responsabilita’, un’etica piu’ rigorosa, che questo mondo e’  sempre di piu’ chiamato ad assumere.