L’eterna attesa della legge salva-suolo

Se ne parla da anni. Se ne discute appassionatamente. E poi non accade nulla. Passare dalle parole ai fatti quando si parla di consumo del suolo in Italia sembra una missione impossibile. Eppure questo governo ci sta provando. Il disegno di legge e’ stato esaminato dalle commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura  della Camera dei deputati, ed al momento e’ all’esame dell’Aula.


Il tentativo e’ di arrivare ad approvare la legge  sul “ Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” entro l’anno. I suoi obiettivi sono arginare il consumo di terra , promuovere l’attivita’ agricola,perseguire gli obiettivi del prioritario riuso del suolo edificato e della rigenerazione urbana rispetto all’ulteriore consumo di suolo inedificato, sburocratizzare le procedure per accelerare gli interventi.


Esigenze sempre piu’ pressanti nel nostro paese, anche alla luce dei fenomeni di dissesto idrogeologico a cui assistiamo sempre piu’ spesso. Le cifre che ci ricorda la Confederazione italiana agricoltori sono da brivido. L’italia e’ sempre piu’ in debito di suolo. La cementificazione avanza e l’agricoltura perde terreno. In meno di 20 anni la superfice edificata ha mangiato oltre 2 milioni di ettari coltivati, cancellando il 16% delle campagne e lo scippo prosegue al ritmo di 11 ettari l’ora, 2000 a settimana, 8000 in un mese.


In un paese come l’Italia , attraversato in lungo e in largo da catene montuose, il suolo fertile andrebbe difeso con le unghie e con i denti. E non occupato, come talvolta accade, da pannelli fotovoltaici che ricoprono intere colline. E’ la terra la vera risorsa strategica da difendere e tutelare.  Non solo per motivi ambientali e paesaggistici, ma anche e soprattutto per ragioni economiche e alimentari. L’estensione della superfice agricola e’ legata alla sovranita’ alimentare, la capacita’ di un paese di essere autosufficiente, e anche alla sicurezza.


La sovranita’ e’ da sempre un miraggio. Oggi si arriva a coprire il fabbisogno di cibo di tre cittadini su quattro. Naturalmente si ricorre all’importazione. Se cresce la domanda di cibo e diminuisce la disponibilita’ di terre da coltivare  e’ evidente che si crea uno squilibrio pericoloso, che inevitabilmente aumentera’ la nostra dipendenza dall’estero. Un discorso che non vale solo per l’Italia: nel 2050 ci saranno 9 miliardi di abitanti sulla Terra. E i rischi diventeranno grandi.


Non a caso gia’ da anni la Cina sta acquistando terreni in Africa, il cosiddetto “land grabbing”. Impensabile  quindi mettere a rischio il nostro paesaggio rurale , che tar turismo e indotto legato all’enogastronomia vale piu’ di 10 miliardi di euro all’anno. Anche perche’ i nostri terroir sono la fonte della straordinaria biodiversita’ italiana, da cui nascono le migliaia di prodotti tradizionali che sono la forza e la ricchezza del made in Italy alimentare.


Gli agricoltori svolgono anche una preziosa funzione di manutenzione del territorio che previene il dissesto idrogeologico, causa di frane, inondazioni, smottamenti, soprattutto in collina e in montagna. I tempi sono maturi per un deciso cambio di passo e non bisogna perdere altro tempo. Basta prendere esempio dalle regioni virtuose, come la Toscana.





La sua vera forza e’ stata la capacita’ di preservare pressoche’ integro il suo paesaggio e rafforzare cosi’ le sue produzioni agroalimentari. Un modello vincente, che va replicato in tutto il paese, perche’ la bellezza non e’ data per sempre ma va protetta e tutelata per le generazioni future.

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