La Peste degli Ulivi

La peste degli ulivi sta deturpando il volto del Salento, in Puglia. Alberi potati drasticamente, rami secchi, desolazione. Gallipoli è la zona del primo focolaio di quello che viene indicato come responsabile del disastro: il batterio xylella fastidiosa.
Si tratta di un batterio, arrivato probabilmente con piante importate dal Sud America, che è veicolato da un insetto – chiamato sputacchina.
Pungendo le foglie diffonde il contagio, pianta dopo pianta. Gli agricoltori piu’ anziani sono sotto choc.

Una vicenda intricata, tra allarmi e smentite, studi contrapposti, azioni legali, inchieste della magistratura e timori per il crollo dell’economia del Salento, fondata proprio sull’olivo.
Il rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, presentato a gennaio da Eurispes e Coldiretti, dedica il capitolo iniziale a “lo strano caso della xylella fastidiosa” ed elenca una serie di stranezze che legittimano più di un dubbio.

Il progressivo ammalarsi delle piante viene attribuito alla sindrome del disseccamento rapido dell’ulivo, un complesso di cause, tra cui la xylella, che agiscono soprattutto a causa della debilitazione delle piante, per un eccessivo uso di pesticidi che ha alterato l’equilibrio e distrutto l’humus dei terreni. L’emergenza xylella servirebbe – si ipotizza – a giustificare eradicazioni di piante spesso secolari, e a permettere trattamenti massicci con agrofarmaci, fino a ipotizzare possibili speculazioni edilizie e manovre oscure delle multinazionali. Insomma un brutale attacco al territorio, alla sua economia, a cultura e tradizioni secolari. Ed è sull’eradicazione o sulla possibile cura delle piante che si combatte la battaglia più dura.

La vicenda si colora di giallo. Nel 2010 lo IAM di Bari, l’Istituto Agronomico Mediterraneo ospita un workshop proprio sulla xylella, un corso per ricercatori ben prima del manifestarsi del batterio, in cui però uno studioso californiano, Almeida, annuncia un imminente pericolo xylella per l’Europa. A fine 2013 questo ricercatore e l’assessorato all’agricoltura della Puglia in una conferenza stampa parlano di emergenza xylella. Ma è la commissione agricoltura a smentire assessorato e esperti – sostiene il rapporto sui crimini agroalimentari – contestando che ci si sia avvalsi di un solo esperto e che xylella e sindrome da disseccamento rapido non sono esattamente corrispondenti. Coinvolti il CNR e l’Università di Bari.

Cittadini e associazioni si sono rivolti alla magistratura, presentando esposti e denunce. Un agronomo, il professor altieri, sostiene che il disseccamento è la spia di uno squilibrio causato dall’uso di disseccanti chimici. La procura di Lecce ha aperto una inchiesta, ipotizzando il reato di diffusione colposa di malattia della pianta. In una intervista la PM Mignone ha detto che non si può affermare con certezza che la xylella c’entri qualcosa con quanto sta accadendo agli ulivi. Inoltre la sede dello IAM di Bari dove si svolse il workshop nel 2010 è luogo precluso alle indagini perchè gode per legge di una status di immunità assoluta.

Un commissario straordinario, Giuseppe Silletti, ha varato un piano per contenere l’emergenza, che prevede abbattimenti, arature e uso mirato di pesticidi contro l’insetto vettore. Viene individuata, su sollecitazione dell’Unione Europea, una fascia di eradicazione di 15 chilometri, dallo Jonio all’Adriatico. Ma partono subito ricorsi al TAR, anche da parte di aziende biologiche. Il primo da un avvocato di Oria, in provincia di Brindisi, la zona interessata più a nord.

Il piano Silletti è avversato anche dall’associazione italiana per l’agricoltura biologica : rischia – dice l’Aiab – di non essere efficace, oltre che potenzialmente dannoso. Mentre l’irrorazione per via aerea di pesticidi e fungicidi per contrastare la diffusione del batterio è nociva per l’agricoltura, l’estirpazione degli olivi infetti sarebbe inutile qualora l’essicamento fosse stato prodotto anche da altre cause, come l’uso di diserbanti chimici che la indeboliscono, esponendola a maggiori rischi. Forse la soluzione – dice l’Aiab – e da cercare in pratiche agronomiche più attente, intervenendo sul campo.

Nelle strade non si parla d’altro che della strage di ulivi. Gli olivicoltori sono stanchi e sfiduciati, soprattutto i giovani imprenditori che avevano puntato tutto sulla produzione di olio.

Il governo sta lavorando ad una norma per lo stato di calamità che porti aiuti economici agli agricoltori, ma chiede di procedere con il piano Silletti: al massimo 35 mila gli ulivi malati che potrebbero essere abbattuti, ma la stima è di 15 mila.

Intanto è la Francia per prima a chiudere le porte. Ulivo, vite, ma anche fico, albicocco, mandorlo: 102 le specie vegetali che non potranno essere esportate dalla Puglia. E potrebbe essere solo l’inizio.

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