Vendemmia 2015 tra caldo e acquazzoni

Che vendemmia sarà quella di quest’anno? Mentre le prime uve precoci sono già nelle cantine italiane , già ci si interroga sull’annata e si incrociano le dita sperando che le prossime settimane, quelle cruciali, siano con temperature e fenomeni atmosferici nella norma.
Finora l’effetto del caldo africano che ha avvolto senza tregua il nostro paese dai primi di luglio e’ stato quello di anticipare la data di inizio della vendemmia, la seconda più precoce dal dopoguerra, dopo quella del 2003.
C’è già chi si sbilancia in previsioni. La quantità di uva raccolta dovrebbe essere del 5-6% in più rispetto allo scorso anno e la qualità non dovrebbe riservare brutte sorprese.
44 i milioni di ettolitri previsti.
Tra le prime regioni a tagliare i grappoli, come sempre, lombardia con il franciacorta, la Sicilia e la Puglia.
Pinot e Chardonnay le prime varietà raccolte. Si continuerà ad ottobre con le uve rosse – Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo, fino a spingersi a novembre con Aglianico, Nebbiolo e Nerello.
Con la vendemmia si attiva un settore economico molto importante per il nostro paese, che interesserà 650 mila ettari di vigneti e oltre 200 mila aziende agricole, per un fatturato di nove miliardi e mezzo di euro, con oltre un milione di persone impiegate.
Il mondo degli enoappassionati attende curioso di giudicare questa nuova annata produttiva, ma nel frattempo novità importanti arrivano dalla ricerca scientifica.
Si tratta di una conferma. Non è solo una questione di palato. Le differenze tra i vini italia e quelli americani ci sono eccome. Nelle uve coltivate in America ci sono meno tannini e meno composti aromatici.
La dimostrazione scientifica arriva da uno degli istituti più importanti al mondo nel campo della ricerca agraria ed enologica, la fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, vicino a Trento, in Trentino Alto Adige.
I ricercatori della fondazione, in uno studio appena pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, edito dall’American Chemical Society, spiegano il risultato della comparazione tra alcune specie di vite americana e quelle europee, attraverso l’analisi di un migliaio di composti.
Sono riusciti in questo modo a evidenziare le differenze tra vitigni, mettendo a disposizione informazioni preziose per ottenere incroci di successo. Grazie alle analisi effettuate sulla buccia, sui semi e sulla polpa delle bacche mature, gli studiosi sono riusciti a confrontare in profondità le caratteristiche compositive delle diverse specie.
I vitigni nativi del nord america, in particolare, sono risultati essere privi di terpeni, una importante classe di aromi.
E’ una conferma importante della ricchezza, varietà e qualità dei nostri vitigni, un patrimonio ancora in larga parte da scoprire e valorizzare.
Una sfida appassionante per gli enologi di oggi e di domani.

 

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