Junk food kaput

Il crollo delle vendite non si ferma. E’ crisi nera per l’hamburger globale, la polpetta americana planetaria, sempre la stessa in ogni angolo del mondo. Anche a novembre McDonald’s  ha annunciato risultati di vendita a dir poco scoraggianti per il colosso. Negli Stati Uniti la diminuzione nelle vendite e’  del 4,6%, mentre nel resto del mondo e’ del 2,2%.

Che sia l’inizio del declino ?  Anche la Coca Cola non e’ immune dalla crisi, causata dalla piaga dell’obesita’ soprattutto negli Stati Uniti.

Per McDonald’s e’ il peggior risultato da 10 anni, con gli utili in picchiata. Certo, oltre alle preoccupazioni per la salute

hanno pesato non poco gli scandali sulla fornitura di carne scaduta in Cina che hanno fatto precipitare di quasi il 10% le vendite dei ristoranti in servizio da un anno in Cina, ma anche in Giappone. Per non parlare  delle chiusure di ristoranti in Russia per condizioni igieniche non adeguate. Anche in Germania  e’ andata male cosi’ come nel resto dell’Europa, con un calo delle vendite dell’1,4%.

Anche in tempi di ristrettezze economiche i consumatori europei non si arrendono al fast food, che sembra perdere appeal soprattutto per i giovani che preferiscono altri tipi di locali con menu piu’ tipici.

Perfino il titolo in borsa continua la sua lenta discesa. Nell’ultimo anno ha perso oltre il 3%.

I due colossi corrono ai ripari con drastici tagli nei costi e cambiamenti significativi del  modo di fare business.  Per esempio con il programma “ create your taste” in cui ognuno puo’ personalizzare il proprio panino, e proponendo menu a prezzi sempre piu’ bassi.   Funzionera’?  Difficile da dire.

Quel che sembra  sempre piu’ evidente e’ che la cultura del buon cibo sta lentamente e – si spera – irreversibilmente , guadagnando terreno. Spendere poco per il proprio pasto non vuol dire necessariamente mangiare male. Anzi .

E questo i consumatori lo hanno capito bene,  a tutte le latitudini.mc 1 mc 5 mc 7 mc2 mc3 mc4 mc6 mc8 mc9

Vignaioli indipendenti pronti a disobbedire

Si chiama Fivi. E’la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti. 800  produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 8.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Circa 55 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,5 miliardi di euro, per un valore in termini di export di più 200 milioni di euro. Gli 8.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale.

 

Una viticoltura di qualita’, attenta e sensibile, che sta attirando sempre di piu’ l’attenzione degli enoappassionati, che ora si trova a dover fare i conti con quello che a questi piccoli produttori appare come un paradosso.

 

Da 1 gennaio prossimo i soci Fivi si autodenunceranno se non sara’ modificata la norma che impedisce di indicare nella comunicazione aziendale il territorio di appartenenza.

Mettere il territorio italiano in bottiglia, ma non poterlo comunicare – dicono – equivale ad  essere ambasciatori che non possono nominare la loro patria.

I vignaioli Fivi sono pronti ad una azione forte per ottenere la modifica della norma contenuta nel Regolamento Europeo 1308/2014 e accolta dal Testo Unico della vite e del vino che, equiparando l’etichetta ai materiali di comunicazione aziendale, vieta alle imprese del settore vitivinicolo di riportare su questi ultimi la propria regione di appartenenza.

 

La norma contestata e’ l’’Art. 53 (Titolo III) del Testo Unico della vite e del vino che  legifera sull’Impiego delle denominazioni geografiche nella comunicazione aziendale. Il 18 giugno scorso nell’audizione presso la Commissione agricoltura della Camera dei Deputati FIVI ha ribadito la necessità di distinguere, come non fa il legislatore europeo e di conseguenza quello nazionale, tra etichettatura vera e propria e informazioni equiparate all’etichettatura, per le quali il rischio di creare confusione nei consumatori è molto inferiore.

 

L’interesse a proteggere dalle usurpazioni le DO e le IG non può portare al paradosso, dicono i vignaioli, per cui, allo stato attuale , un’azienda non puo’ indicare nei propri materiali di comunicazione, siti internet, brochures, cataloghi,la regione dove ha sede. 
Sono passibili di sanzioni tutte le aziende che riportano sui loro materiali di comunicazione, dai siti internet alle brochure ai cataloghi dei prodotti ai cartoni personalizzati, il nome della loro regione di appartenenza, se questo coincide con una DO o una iG non prodotta dall’azienda. In Piemonte, per questa ragione, si è già verificato il caso di pesanti sanzioni economiche, che nulla hanno a che fare con la vera tutela delle DO e IG italiane: un produttore di Barolo, quando indica come sede aziendale la regione delle Langhe in Piemonte, non usurpa né Langhe né Piemonte,ma semmai onora queste denominazioni.
Accorata la dichiarazione del Presidente Fivi Matilde Poggi : “Sentiamo il dovere di far sentire la nostra voce per tutelare gli interessi di tutti i vignaioli italiani. I nostri vini sono i portavoce delle zone viticole di tutta Italia, sono il frutto del nostro impegno quotidiano a valorizzare, promuovere e custodire il paesaggio, sono messaggi in bottiglia che parlano a tutto il mondo del nostro paese. Insieme a tutti i nostri colleghi produttori del comparto agroalimentare nazionale siamo ambasciatori della nostra terra; come possiamo raccontarla al mondo senza nemmeno poterla citare?”

 

La speranza e’ che prevalga il buon senso e si modifichino le norme al centro del contenzioso, in modo che non ci sia la necessita’ di autodenunciarsi e subire sanzioni che hanno poco senso.

 

Perche’ i piccoli produttori di vino non si sentano piu’ figli di un Dio minore.FIVI 1 FIVI 2 FIVI 3 FIVI 4 FIVI 5 FIVI 6 FIVI 7 FIVI 8 FIVI 9 FIVI 10

La vite ad alberello di Pantelleria patrimonio dell’umanita’

Una grande festa, una gioia vera per tutti quelli che amano il nostro Paese.

Lo zibibbo, la vite ad alberello di Pantelleria, l’isola siciliana perla nera del Mediterraneo, e’ diventato Patrimonio dell’Umanita’   dell’Unesco, il settimo in Sicilia.

E’ la prima volta per una pratica agricola.

La vite ad alberello viene protetta in ogni modo dai forti venti che spazzano l’isola,  sia scavando intorno all’alberello in modo quasi da interrarlo, sia proteggendolo  con muretti a secco.

Il dolcissimo succo dell’uva zibibbo da’ origine a uno dei vini passiti  piu’ preziosi d’Italia.

Sono 51 in totale i riconoscimenti Unesco al nostro paese. Ma molti altri potrebbero arrivare.

Tuttavia non bisogna certo dormire sugli allori, ma continuare a investire sul nostro patrimonio culturale e agricolo, anche perche’ il rischio che un riconoscimento venga revocato c’e’ sempre.

La Sicilia dovrebbe puntare molto di piu’ di quanto fa oggi a incrementare i flussi turistici, ancora insufficienti.

C’e’  un patrimonio immenso, ancora in buona parte non valorizzato , da cui potrebbe arrivare buona economia, crescita, posti di lavoro.  Non si comprende come mai non si punta decisamente su questo, magari migliorando infrastrutture e trasporti .

Insomma uno spreco inaccettabile di risorse in un’isola dove  la disoccupazione, soprattutto giovanile , e’ una vera piaga.

Ma oggi godiamoci la festa, dando un’occhiata a questi link.

 

https://drive.google.com/file/d/0B4p-zOeRVt19czJiZ19qdkctbjg/view?usp=sharing

Le interviste realizzate a Parigi;

 

Intervista prof Pier Luigi petrillo – curatore del Dossier Sulla Vite ad Alberello per il MIPAF

 

https://drive.google.com/file/d/0B4p-zOeRVt19dWdoNDhaUV9HT00/view?usp=sharing

 

Intervista a Salvatore Gino  Gabriele – Sindaco di Pantelleria

 

https://drive.google.com/file/d/0B4p-zOeRVt19LWNDR3NmVEphVlU/view?usp=sharing

 

Intervista Dario Cartabellotta – responsabile unico Cluster bidiversità del Mediterraneo EXPO Milano 2015 Regione Siciliana;

 

https://drive.google.com/file/d/0B4p-zOeRVt19S3M4cnZXWGx2V2c/view?usp=sharing

 

Intervista  al Produttore – José Rallo – Donnafugata

 

https://drive.google.com/file/d/0B8MEHEtg3dvndmc3ZjhaWTdYTFU/view

 

N.B:    Voglio ringraziare le migliaia di persone che mi scrivono ogni giorno per commentare questi miei post. Sono molto felice di suscitare interesse e curiosita’, e mi dispiace di non riuscire come vorrei a rispondere a tutti. Cerco di raccontare l’attualita’ piu’ interessante del mondo agroalimentare del nostro Paese, secondo me leva di sviluppo ancora non completamente valorizzata. Grazie di cuore a tutti quelli seguono questo blog.

 

 

 

Un addio senza rimpianti

Diventera’ finalmente  e definitivamente un ricordo l’oliera di vetro trasparente in ristoranti, pizzerie, bar e mense?

Speriamo proprio di si. Entra in vigore infatti l’obbligo del tappo antirabbocco per i contenitori di olio extra vergine di oliva serviti in tutti i pubblici esercizi.  Diventa operativa una legge europea del 2013 che prevede multe che dovrebbero scoraggiare chiunque: fino a ottomila euro. Un bel deterrente, necessario perche’ sull’olio sono troppo diffuse frodi, raggiri e inganni.

Gli oli di oliva devono essere presentati in contenitori etichettati  in modo conforme alla normativa vigente, con un tappo che non consenta  di modificare il contenuto o di rabboccarlo. Quando la bottiglia sara’ vuota, bisognera’ buttarla via, e non riempirla di nuovo. Stesso discorso per le oliere.

E ora bisogna adeguarsi alla normativa in tutta fretta.

Si rafforza insomma l’impegno contro  frodi e furbizie, cosi’ diffuse, per salvaguardare i consumatori e il prodotto principe della dieta mediterranea.

Queste norme arrivano in un momento molto difficile per la produzione nazionale. Mosca olearia e condizioni meteo difficilissime hanno infatti dimezzato il raccolto di olive, fatto impennare i prezzi di oltre il 40%, e aumentato le importazioni da altri paesi, in particolare dalla Spagna, che ha quadruplicato le quantita’ immesse sul nostro mercato.

Produzione scarsissima soprattutto al centro nord, con cali del raccolto tra il 35 e il 50%.

 

Una annata orribile, insomma, che ci espone all’invasione degli oli di importazione, anche dall’Africa e dal Medio Oriente, che non sempre hanno gli stessi requisiti di qualita’ e sicurezza del nostro olio extra vergine.

Infatti le importazioni  sono aumentate del 45% rispetto all’anno scorso. Se si andra’ avanti cosi’ nel 2014 si tocchera’ il massimo storico , con un valore doppio rispetto a quello nazionale  che registra una produzione intorno alle 300.000 tonnellate.

Ora pero’ scatta l’ora dei controlli, che dovranno essere tempestivi ed efficaci. Al consumatore corre l’obbligo di esigere il rispetto della legge ovunque e di leggere bene le etichette prima di comprare.

Solida certezza sono gli oli dop, ne abbiamo ben 43, che garantiscono l’origine italiana.

E i ristoratori questa volta faranno fino in fondo i loro dovere?  E’ proprio ora che capiscano quanto non vale la pena risparmiare su questo ingrediente fondamentale. Un buon olio extra vergine fa bene alla salute e esalta il gusto del piatto, uno cattivo fa male alla salute e rovina un piatto ben riuscito.

Non solo: sarebbe importante che l’olio extra vergine di qualita’ – magari accompagnato da buoni pani artigianali – fosse la prima cosa che arriva al tavolo del cliente.

Lo dice il buon senso, e non ci vuole una legge per capirlo.

SPUMANTI ITALIANI: L’ANNO DEI RECORD

CRISI?  QUALE CRISI?  NON LA SENTONO CERTAMENTE LE BOLLICINE MADE IN ITALY CHE METTONO A SEGNO VITTORIE SU VITTORIE.

PER L’EXPORT QUEST’ANNO E’ BOOM: + 24% IL BALZO RISPETTO ALLO SCORSO ANNO.  QUATTRO VOLTE PIU’ DELLO CHAMPAGNE . 350 I MILIONI DI BOTTIGLIE CHE ABBIAMO SPEDITO OVUNQUE NEL MONDO. NEI PAESI DOVE ABBIAMO SEMPRE VINTO FACILMENTE, MA ANCHE NUOVI MERCATI COME RUSSIA E CINA.

E’ PROPRIO IN CINA CHE SI REGISTRANO I RISULTATI PIU’ ESALTANTI, DOPO ANNI DIFFICILI IN UN MERCATO DOMINATO DEI VINI FRANCESI.  LE BOTTIGLIE DI SPUMANTE ITALIANO, ANCHE DOLCI COME L’ASTI, STANNO CONQUISTANDO UN PUBBLICO SOPRATTUTTO FEMMINILE, E L’EXPORT E’ RADDOPPIATO ,  + 106% RISPETTO ALL’ANNO SCORSO.

ANCHE NEL REGNO UNITO LA PERFORMANCE E’ RILEVANTE: + 50%, MEGLIO DEGLI STATI UNITI, ORA NON PIU’ PRIMO MERCATO DI RIFERIMENTO  PER LE BOLLICINE TRICOLORI.

MA NON SONO TUTTE ROSE E FIORI . CON IL SUCCESSO CRESCENTE, INFATTI, AUMENTANO LE IMITAZIONI, PARTICOLARMENTE PERICOLOSE IN UNA ANNATA SCARSA COME QUELLA ATTUALE, LA PIU’ MAGRA DAGLI ANNI ’50.

E POI C’E’ SEMPRE IL MERCATO INTERNO CHE NON SOLO NON SI RIPRENDE, MA CHE CONTINUA A CALARE. L’ITALIA – FA NOTARE L’OSSERVATORIO DEI VINI SPUMANTI, DEVE RECUPERARE IL CONSUMO E LE PIAZZE INTERNE NAZIONALI, ANCHE IN VISTA DI EXPO.

ANCHE ALL’ESTERO BISOGNA FARE ATTENZIONE. INFATTI LE BOLLICINE ITALIANE SONO PRESENTI  IN 62 PAESI, MENTRE LO CHAMPAGNE IN 121, E IL CAVA SPAGNOLO IN 92.

E POI , MENTRE CRESCONO I VOLUMI ESPORTATI, NON CRESCONO ALLO STESSO RITMO I PREZZI. E SU QUESTO PIANO IL CONFRONTO CON LO CHAMPAGNE NON SI PUO’ PROPRIO FARE.

UN SONDAGGIO HA RISCONTRATO CHE  C’E’ STATA UNA RIVOLUZIONE NEL TARGET CONSUMI. CRESCONO INFATTI LE DONNE CONSUMATRICI,  E I SINGLE. UNA TENDENZA IN LINEA CON LA PREDILEZIONE PER BIANCHI E ROSATI , CON MENO ALCOL E TANNINI, MORBIDI E FRUTTATI,  DI GRANDE VERSATILITA’ E FACILITA’ DI ABBINAMENTO CON IL CIBO.

ESATTAMENTE COME I NOSTRI MERAVIGLIOSI SPUMANTI ITALIANI.

EXPO IN CHIAROSCURO

 

HO DIGITATO LA PAROLA   “EXPO” E FATTO UNA RICERCA NELLE AGENZIE DI STAMPA DI OGGI. ECCO LE NOTIZIE A POCHI MESI DALL’INIZIO DELL’EVENTO DI MILANO.

SECONDO UNA RICERCA DI CISALPINA TOURS PRESENTATA OGGI A FIRENZE, IL 57% DELLE AZIENDE ITALIANE NON HA ANCORA PREVISTO ALCUNA MANIFESTAZIONE O EVENTO CORRELATO A EXPO 2015. PREVALE LA CONVINZIONE , PER IL 78%, CHE IL PROPRIO BUSINESS NON SI ADATTI AL TEMA PORTANTE – “NUTRIRE IL PIANETA” – MA ANCHE DAL TIMORE DI UN’ECCESSIVA  CONCORRENZA  O DEGLI ELEVATI COSTI.

NON BASTA.   RAFFAELE CANTONE, COMMISSARIO ANTICORRUZIONE DICE: PER PALAZZO ITALIA CI SONO UNA SERIE DI PROBLEMI CHE RIGUARDANO I TEMPI DI REALIZZAZIONE SU CUI  SI STA LAVORANDO.

E ANCORA. LA COSTOSA OPERA SIMBOLO DI EXPO , L’ALBERO DELLA VITA, E’ ANCORA FERMO. CANTONE DICE : MANCA CHIAREZZA.

A QUESTO PUNTO E’ D’OBBLIGO UN PROFONDO RESPIRO E NECESSARIO CHIAMARE A RACCOLTA TUTTO L’OTTIMISMO DI CUI SI E’ CAPACI.

E’ VERO CHE NOI ITALIANI DIAMO IL MEGLIO DI NOI STESSI QUANDO SIAMO ALLE STRETTE, CON IL FIATONE E IL SUDORE SULLA FRONTE,  E CHE DAVANTI ALL’ULTIMO MIGLIO RITROVIAMO MIRACOLOSAMENTE LO SCATTO DEL MIGLIORE CENTOMETRISTA.

E DOBBIAMO CREDERE CON TUTTE LE FORZE CHE ANCHE QUESTA VOLTA ANDRA’ COSI’, ANCHE SE L’ULTIMO BULLONE SARA’ AVVITATO LA MATTINA DEL 1 MAGGIO 2015.

ED ECCO LA BELLA NOTIZIA: IL CIPE HA APPROVATO IERI L’ASSEGNAZIONE DI OLTRE 21 MILIONI DI EURO DI RISORSE PER IL PROGETTO “EXPO E TERRITORI” CHE HA LO SCOPO DI COLLEGARE  L’EVENTO DI MILANO  AI DIVERSI TERRITORI ITALIANI, AFFINCHE’ POSSANO DIVENIRE DESTINATARI DI FLUSSI TURISTICI. L’OBIETTIVO E’ PRESENTARE E VALORIZZARE LE ECCELLENZE PRODUTTIVE E SCIENTIFICHE  DELLE DIVERSE FILIERE AGROALIMENTARI INSIEME AL PATRIMONIO CULTURALE E ARTISTICO AI BENI PAESAGGISTICI E NATURALISTICI , ALLE STRUTTURE DI ACCOGLIENZA E RICETTIVITA’.

 

A QUESTO PROPOSITO MI PIACE SEGNALARE UN BEL PROGETTO DI GIAMPIETRO COMOLLI, DIRETTORE DELL’OSSERVATORIO ECONOMICO VINI EFFERVESCENTI , UN  “POxEXPO”, UN VIAGGIO SUL FIUME PO FRA CULTURA, GUSTO ALIMENTAZIONE E ARCHITETTURA.  IL FIUME PO COME LA SPINA DORSALE DEL MADE IN ITALY ALIMENTARE, INSOMMA.

 

COME NON RICORDARE IL FAMOSISSIMO “ VIAGGIO LUNGO IL PO ALLA RICERCA DEI CIBI GENUINI”  DI MARIO SOLDATI?  ERA IL LONTANO  1957, ERANO DODICI INDIMENTICABILI PUNTATE CHE MOSTRAVANO UNA ITALIA POST BELLICA, E LE SUE TRADIZIONI GASTRONOMICHE. POVERE  MA RICCHE DI SAPORI E SAPERI.

 

 

MICHELIN 2015 2.0

LA ROSSA DIVENTA SOCIAL. ALLA PRESENTAZIONE DELLA SESSANTESIMA EDIZIONE DELLA GUIDA PIU’ TEMUTA DAGLI CHEF, E’ STATA LANCIATA SUL MERCATO LA NUOVA APP GRATUITA CHE PERMETTERA’ DI ACCEDERE A TUTTI I RISTORANTI DELLA GUIDA , CONDIVIDERE OPINIONI E FOTO, CREARE I PROPRI PREFERITI ED ESSERE GUIDATI AL RISTORANTE SCELTO DA ITINERARI A PORTATA DI CLICK. NELLA NUOVA APP SI TROVERANNO LE RECENSIONI DEGLI ISPETTORI, I SERVIZI E LE STRUTTURE DI CUI SI PUO’ DISPORRE, I COMMENTI E LE FOTO.

LA MICHELIN SI METTE AL PASSO DEI TEMPI, INSOMMA, OFFRENDO UN SERVIZIO CHE SARA’ SICURAMENTE MOLTO APPREZZATO.

PER IL RESTO, LA ROSSA QUEST’ANNO NON CI HA REGALATO FUOCHI D’ARTIFICIO E UN NUOVO TRE STELLE. RESTANO INFATTI 8 I RISTORANTI NELL’OLIMPO, TUTTI CONFERMATI, DA CRIPPA A BOTTURA A ROMITO.

SONO BEN 60 PERO’ LE NOVITA’ E TRA I RISTORANTI DI QUALITA’, L’ITALIA SI CONFERMA LA SECONDA SELEZIONE PIU’ RICCA AL MONDO.

SPICCANO I NUOVI DUE STELLE, DUE RISTORANTI DI “PERIFERIA” PER COSI’ DIRE. IL PICCOLO PRINCIPE DI VIAREGGIO E TAVERNA ESTIA A BRUSCIANO, IN PROVINCIA DI NAPOLI, ENTRAMBI GUIDATI DA CHEF CAMPANI.

E NON MANCANO LE SORPRESE. PER ME LA PIU’ GRADITA E’ LA STELLA ALLA MACELLERIA DAMINI DI ARZIGNAGO , IN PROVINCIA DI VICENZA. E’ LA PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO CHE UN RISTORANTE ALL’INTERNO DI UNA MACELLERIA DIVENTA STELLATO. UNA STELLA MERITATISSIMA DAI FRATELLI DAMINI.

E POI CI SONO GLI SCONFITTI , E SONO PROPRIO DOLORI. CARLO CRACCO PERDE UNA STELLA, ED E’ UN VERO DISPIACERE. STESSA SORTE PER IL DESCO DI VERONA.LOMBARDIA, PIEMONTE E CAMPANIA LE REGIONI PIU’ STELLATE.

L’ALTA RISTORAZIONE RISPONDE ALLE ESIGENZE DEI PROPRIO CLIENTI E AI BUDGET RISICATI E NON SONO POCHI I RISTORANTI STELLATI CHE PROPONGONO MENU A PREZZO BASSO, PARTENDO DA 25 EURO.

ANCHE NEL PIATTI C’E’ PIU’ SOSTANZA E CONCRETEZZA , UNA SVOLTA VERSO IL CONFORT FOOD CHE SI RAFFORZA SEMPRE PIU’.

INFINE UN’OCCHIATA ALL’ALTRO LATO DELLA LUNA DELLA CUCINA ITALIANA, QUELLO FEMMINILE.
SONO SOLO 110 LE SUPERCHEF NEL MONDO, 47 QUELLE TRICOLORE, E – SORPRESA – SIAMO IL PAESE CON PIU’ CUOCHE STELLATE AL MONDO.
SAPERLO CI FA SENTIRE MOLTO MEGLIO.

ITALIA BUONA IN FESTA : PIADINA ROMAGNOLA E SALAMA DA SUGO DIVENTANO IGP

PIADINA E’ UNO DEI MIEI RICORDI GASTRONOMICI PIU’ FORTI.  IL GRANDE CHEF AIMO MORONI MI FECE ASSAGGIARE QUALCHE ANNO FA UNA SALAMA DA SUGO CHE SI E’ STAMPATA NELLA MIA MEMORIA GUSTATIVA: MORBIDA, PROFUMATA, SUCCULENTA, LA MIGLIORE IN ASSOLUTO, FRUTTO DELLA MAESTRIA DI UN GRANDE ARTIGIANO.

 

ME NE SONO RICORDATA QUANDO HO LETTO LA BELLA NOTIZIA DI OGGI. LA SALAMA FERRARESE E LA PIADINA ROMAGNOLA HANNO OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO EUROPEO DI PRODOTTI A INDICAZIONE GEOGRAFICA  PROTETTA, PORTANDO COSI’ IL NUMERO DI PRODOTTI ITALIANI TUTELATI A 268, UN VERO RECORD.

 

SECONDI A NESSUNO, ANZI: AUMENTA IL DISTACCO CON LA FRANCIA , CHE NE HA 217 , E CON LA SPAGNA,  CHE NE HA 179.

INSOMMA CI CONFERMIANO LEADER NELLA QUALITA’ E NELLA TIPICITA’.

IL FATTURATO AL CONSUMO REALIZZATO IN ITALIA E ALL’ESTERO DAI PRODOTTI ITALIANI DOP E IGP HA SUPERATO QUOTA 13 MILIARDI DI EURO.

 

COSA DIRE DELLA PIADINA, O PIADA? SPERIAMO CHE ORA SIA EFFICACEMENTE TUTELATA  DAI NUMEROSISSIMI TENTATIVI DI IMITAZIONE  E CONTRAFFAZIONE.

 

D’ORA IN POI SI POTRA’ CHIAMARE PIADINA ROMAGNOLA SOLO QUELLA PRODOTTA E CONFEZIONATA NEL LUOGO DI ORIGINE, LA ROMAGNA, DAI PRODUTTORI CHE ADOTTERANNO IL DISCIPLINARE APPROVATO.

UNA VITTORIA PER TUTTA LA ROMAGNA – ESULTA IL CONSORZIO DI TUTELA – CHE RACCOGLIE I FRUTTI DI UNA LUNGA BATTAGLIA DURATA PIU’ DI DIECI ANNI .

 

TASSELLO FONDAMENTALE NEL RICONOSCIMENTO DELL’IGP E’ STATA L’APPROVAZIONE DEL DISCIPLINARE.

QUATTRO GLI INGREDIENTI  BASE: FARINA DI GRANO TENERO, ACQUA, SALE , GRASSI ( OLIO EXTRA EVRGINE DI OLIVA E STRUTTO), LIEVITO. DIVIETO ASSOLUTO DI AGGIUNGERE CONSERVANTI, AROMI E ADDITIVI.

 

LA SALAMA DA SUGO, DALLA FORMA DI GROSSO MELONE,  RISALE AL PERIODO ESTENSE. E’ UNA MISCELA DI CARNI SUINE  AROMATIZZATE E INSACCATE  NELLA VESCICA NATURALE DEL SUINO.

 

LUNGA LA COTTURA IN ACQUA BOLLENTE, MA L’ATTESA , CREDETEMI , VALE DAVVERO LA PENA.

C’E’ UN POLLO ALLA VARECHINA NEL NOSTRO FUTURO?

L’accordo di libero scambio tra gli Stati uniti e l’Unione Europea, il famigerato TTPI , continua a rimanere misterioso e inquietante.
Ieri la trasmissione Rai Report ha opportunamente acceso un faro sull’argomento. Del TTPI si sa ben poco, se non che e’ in corso da oltre un anno e che tocca vari settori , tra cui quello agricolo e alimentare.
Gli Stati Uniti potrebbero eliminare le barriere tariffarie all’export dei nostri prodotti , in cambio di un libero accesso delle loro merci.
Una operazione che potrebbe comportare non pochi rischi per il consumatore europeo, vista l’opacita’ delle etichette made in USA. I piu’ pessimisti vedono i nostri mercati invasi da prodotti alimentari a basso prezzo e dalla qualita’ indefinibile, se non francamente pessima.
Dal pollo alla varechina, alla fettina agli ormoni, al latte e alla carne da animali clonati, ai prodotti ogm.
Le preoccupazioni riguardano la necessita’ di mantenere il divieto comunitario di importazione della carne di manzo trattata con ormoni permessi negli allevamenti degli Stati Uniti.
Particolarmente inquietante il trattamento delle carcasse di pollo con bagni di antimicrobici come la varechina, procedura vietata nell’Unione Europea.
C’e’ poi da debellare il flagello dell’Italian sounding . Sul mercato statunitense i prodotti taroccati valgono quasi 20 miliardi. Una concorrenza sleale per i prodotti autentici.
La commissione europea deve garantire un miglior accesso al mercato americano in diversi settori, risolvendo anche la questione delle barriere non tariffarie, le norme tecniche e le restrizioni sanitarie e fitosanitarie che ostacolano il commercio di olio d’oliva e ortofrutta, e proteggendo gli interessi dei settori sensibili per l’Italia e per tutta l’Unione Europa.
Una sfida impegnativa , dati gli enormi interessi economici in ballo, che proprio per questo non puo’ essere condotta nell’ombra, ma deve essere aperta e trasparente.
Il rischio e’ l’annacquamento delle certezze di qualita’ e salubrita’ dei prodotti in vendita sul nostro mercato, la confusione e l’inganno per il consumatore attirato dal basso prezzo.
E’ quindi necessario fugare ogni dubbio e portare avanti il negoziato con chiarezza e decisione , visto l’enorme interesse di questo accordo.