Un piatto per expo

Oggi splende il sole su siena. La città toscana taglia per prima il traguardo e brilla per iniziativa e tempismo, in vista di expo.

E’ partita ieri una kermesse del gusto che si snoderà nel centro storico della città , tra piazza del campo, palazzo pubblico e piazza mercato.

Un ricco calendario di incontri, degustazioni, show cooking, eventi che si concluderanno domani. Il tutto all’insegna della toscana “terra del buon vivere”.

Protagonisti le stelle della ristorazione Marco Stabile, neopresidente dei Jeunes Restaurateurs, Gaetano Trovato, chef bistellato, il vulcanico Cristiano Tomei e il fuoriclasse Filippo Saporito, che ha appena aperto un ristorante a firenze, in uno dei luoghi più incantevoli della città.

A scorrere il programma si resta colpiti dal turbinio di eventi che in pochi giorni si concentreranno all’ombra della torre del mangia. Presenti i migliori produttori, macellai, norcini, panificatori, produttori di olio extra vergine di oliva, zafferano, legumi e dolci. Il meglio che questa regione ricchissima di prodotti di qualità può offrire a visitatori e turisti.

Ed e’ molto importante l’incontro tra ristoratori e artigiani del cibo, premessa a qualsiasi cucina di buon livello.
Molto coinvolti i giovani della locale scuola alberghiera. Il tema centrale oggi è la cucina con il vino toscano, ma si parlerà anche di quello che passa il convento, cioè le ricette dei monasteri toscani, in bilico tra tradizione e innovazione.

Un lungo fine settimana all’insegna dei sapori forti e genuini e della voglia di fare squadra con enti pubblici e istituzioni per lasciarsi alle spalle le brutte vicende che la città ha vissuto negli ultimi anni.

Ricominciando da quello che funziona e attira sempre di più: i vini e la cucina.

Riscoprendo e valorizzando lo stile italiano che il mondo ci invidia. E il ricchissimo patrimonio storico e culturale. Come resistere ad una visita al museo civico o alle numerose chiese e cattedrali della città?

Anche le case private sono coinvolte nella kermesse gastronomica, con cene a tema a cui partecipano ospiti, giornalisti, foodblogger, e cuochi, ma solo in veste di invitati. Il menù è composto da ricette tipiche toscane, come il peposo del brunelleschi, carne cotta a fuoco lento nel chianti, con tanto pepe.
Una dimensione intima e privata che è un vero privilegio per gli ospiti assaporare.

Dall’ingegno dei cuochi toscani è nato il piatto bandiera della toscana a expo: pappardelle all’uovo di pasta fresca con polvered i cavolo nero, purea di fagioli, riduzione di bistecca alla fiorentina, vino.

Il piatto bandiera della tosca a expo che sara’fatto gustare ai visitatori. Ieri e’ stato cucinato e servito dagli chef alla mensa universitaria a oltre un migliaio di studenti italiani e stranieri.

Una anteprima che è stata una grande kermesse. Il primo passo di una regione importante per l’enogastronima verso l’appuntamento con il mondo che sta per arrivare.

Opera wine: appuntamento con l’eccellenza

Ci siamo. Mancano poche ore ad uno degli appuntamenti più attesi con i grandi vini italiani.

Opera wine aprirà domani la quarantanovesima edizione di vinitaly a Verona, la città di Romeo e Giulietta.

E’ una delle maggiori rassegne enologiche internazionali, molto cresciuta nei numeri e nel prestigio negli ultimi anni.

Domani nel Palazzo della Gran Guardia a piazza Bra, a poche centinaia di metri dall’Arena, saranno fianco a fianco 103 produttori eccellenti di vino, selezionati da Wine Spectator, la “bibbia del vino” negli states.

E’ la quarta edizione che si celebra nella città scaligera, nel corso della quale saranno nominati da Vinitaly International Academy anche i nuovi esperti del vino italiano.

Produttori, autorità, enologi, sommelier, importatori, giornalisti da tutto il mondo saranno ad opera wine a degustare, confrontare, analizzare, discutere.

Un grand testing molto seguito in cui si farà il punto sulla qualità raggiunta, sulle sfide dei mercati in continuo mutamento, sulle attese dei consumatori.

Atmosfera internazionale, in cui gli operatori degusteranno i vini, raccontati e serviti dagli stessi produttori o direttori delle cantine
una straordinaria opportunità di visibilita’ per le cantine selezionate e una occasione di promozione per i territori.

Domenica mattina, poi , tutti pronti ai nastri di partenza per l’imperdibile, ed estenuante, rassegna veronese.

Temi in primo piano quest’anno l’internazionalizzazione e la formazione.

Vinitaly e’ la vetrina piu’ importante per il nostro vino che nel 2014 ha raggiunto il fatturato di 132 miliardi di euro ed un valore di export di 34,3 miliardi di euro, cresciuto del 70% negli ultimi 10 anni.

Impressionanti i numeri della rassegna: 4000 gli espositori, 150 mila i visitatori, di cui un terzo esteri provenienti da 120 paesi del mondo.

Sotto i riflettori quest’anno i vini biologici e biodinamici. Quest’anno ci sara’ una enoteca specializzata con tutti i vini biologici presenti e un fitto programma di incontri e seminari dedicato soprattutto a germania e belgio, mercati che apprezzano particolarmente questa tipologia di vini.

Ma quali sono i brand più noti del vino italiano? Ce lo rivela una ricerca del sito Winenews su dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza. I brand più quotati sono Chianti, – 1,83 miliardi di euro – il Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – 1,15 miliardi –e il Montepulciano d’Abruzzo – 1,1 miliardi.

Seguono il Soave, la Barbera, il Brunello di Montalcino, il Franciacorta.

Ma è soprattutto il brand vino italiano a tirare, come testimonia la continua crescita del fatturato – nonostante tutto – e l’export, che nel 2014 supera brillantemente i 5 miliardi di euro.

Un miglioramento che è destinato a durare ancora a lungo.

ITALIA.IT, VERYBELLO.IT: DOV’È L’ENOGASTRONOMIA?

VINO 2CI VUOLE LA LENTE DI INGRANDIMENTO PER TROVARE INFORMAZIONI SU CIBO E VINO ITALIANO SU ITALIA.IT , IL SITO ISTITUZIONALE DEL TURISMO, PATROCINATO DAL GOVERNO, CHE INFORMA SUI LUOGHI, ATTRATTIVE E SERVIZI CORRELATI, E SU VERYBELLO.IT, IL SITO DEL MINISTERO DELLA CULTURA, NATO PER PROMUOVERE GLI EBENTI CULTURALI ITALIANI NEL PERIODO DI EXPO. I DUE SITI CHE DOVREBBERO ESSERE LA PORTA INFORMATICA PRINCIPALE, LA VETRINA DEL NOSTRO PAESE.


VINO 3
BASTA FARE UNA RAPIDA RICERCA SU ENTRAMBI I SITI DIGITANDO , AD ESEMPIO, LA PAROLA “VINO” E SI RESTA SUBITO MOLTO STUPITI.
POCHE INFORMAZIONI, BEN NASCOSTE. BEN ALTRA VISIBILITA’ DOVREBBE AVERE IL NOSTRO IMMENSO PATRIMONIO VITIVINICOLO. IL VINO , LO RICORDO, E’ CULTURA. ANCORA UNA OCCASIONE SPRECATA, UNA OPPORTUNITA’ NON COLTA.


TURISMO 1
INSPIEGABILE SE SI PENSA CHE IL VINO E’ AL SECONDO POSTO – DOPO L’ARTE – COME CALAMITA TURISTICA E SE SI PENSA CHE SIAMO A POCHE SETTIMANE DALL’INIZIO DI EXPO. UN GRANDE PROBLEMA.
IL WEB E’ SEMPRE PIU’ CENTRALE E STRATEGICO IN QUALSIASI STRATEGIA DI INCOMING TURISTICO. ORMAI E’ UNA OVVIETA’.



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E LE CANTINE ITALIANE SONO SEMPRE PIU’ META DI TURISTI ED ENOAPPASSIONATI, COME TESTIMONIANO I NUMERI DEL MOVIMENTO TURISMO DEL VINO, UNA ASSOCIAZIONE NATA DA UNA IDEA DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI, LA SIGNORA DEL BRUNELLO, UNA GRANDE IMPRENDITRICE TOSCANA.
DONATELLA HA, COME POCHI IN ITALIA, IL POLSO DEL SETTORE E PARLARE CON LEI, COME HO FATTO DI RECENTE, E’ SEMPRE MOLTO ISTRUTTIVO.


VINO5
DAL 1993 IL MOVIMENTO NE HA FATTA DI STRADA. ERA IL 9 MAGGIO E DONATELLA , CON L’AIUTO DI POCHE DECINE DI AZIENDE TOSCANE, ORGANIZZO’ LA PRIMA GIORNATA DI CANTINE APERTE, UN GIORNO DEDICATO A QUANTI VOLEVANO VENIRE A CONOSCERE DI PERSONE I LUOGHI DOVE NASCE IL VINO.
FU SUBITO UN SUCCESSO. OGGI QUELLE CANTINE SONO DIVENTATE 21.000. IL FATTURATO VELEGGIA VERSO I 5 MILIARDI DI EURO.


VINO11OGGI CHI PROGETTA UNA CANTINA PENSA ANCHE A COME ACCOGLIERE AL MEGLIO GLI ENOAPPASSIONATI. LA COMPETIZIONE INTERNAZIONALE – HA RACCONTATO DONATELLA CINELLI – E’ SEMPRE PIU’ AGGUERRITA. IL CANADA FA PASSI DA GIGANTE, MA ANCHE IL PORTOGALLO. MENTRE RESTA SEMPRE FORTISSIMA LA NAPA VALLEY, IN CALIFORNIA.



VINO9CON UN PATRIMONIO VITICOLO CHE FA SORRIDERE SE PARAGONATO A QUELLO ITALIANO, CON UNA GASTRONOMIA INVENTATA , MA CON UN MARKETING IN POOL, ORGANIZZATISSIMI, RESTANO I NUMERI UNO AL MONDO.
CHI VIENE A VISITARE I NOSTRI TERROIR AGRICOLI CERCA PAESAGGIO, VINO, GASTRONOMIA, AMBIENTI APPAGANTI, UNA RETE DI SERVIZI, UNA OFFERTA INTEGRATA.



paesaggio 14IL TURISTA DEL VINO NON VUOLE COSE LUSSUOSE MA VUOLE COSE VERE, CERCA L’AUTENTICITA’, LA CUCINA TRADIZIONALE DEL LUOGO COME ESPERIENZA CULTURALE, CHE RACCONTA IL TERRITORIO. CURIOSAMENTE LE CANTINE CHE ATTIRANO DI PIU’ NON SONO QUELLE MONUMENTALI, OPERA SPESSO DI GRANDI ARTISTI O ARCHITETTI, MA QUELLE DOVE E’ POSSIBILE INCONTRARE DI PERSONA IL PRODUTTORE, VISITARE I VIGNETI, DEGUSTARE I VINI CON CHI LI FA.


VINO8IL TURISMO – DICE DONATELLA – E’ UNO SPORT DI SQUADRA, BISOGNA CIOE’ ESSERE IN GRADO DI OFFRIRE ESPERIENZE DIVERSE, BEN INTEGRATE. L’11% DI TUTTA LA SPESA TURISTICA VA IN AGROALIMENTARE. LA TOSCANA E’ LA REGIONE LEADER PER IL TURISMO DEL VINO, SEGUITA DAL PIEMONTE , MA ANCHE DALLA SICILIA, IN PARTICOLARE DALLA ZONA DI MARSALA.



VINOLE DONNE – PRODUTTRICI, ENOLOGHE, SOMMELIER – STANNO DANDO UN CONTRIBUTO CRESCENTE AL SETTORE. L’ASSOCIAZIONE DONNE DEL VINO – 600 MEMBRI – GUIDATA DA ELENA MARTUSCIELLO, E’ MOLTO ATTIVA E RIESCE A DARE PIU’ VISIBILITA’ E PIU’ OPPORTUNITA’ DI LAVORO ALLE DONNE, CHE RAPPRESENTANO IL 30% DELL’INTERO MONDO DEL VINO, FINO A QUALCHE ANNO FA DOMINATO DAGLI UOMINI.


VINO4LE PARI OPPORTUNITA’ TRA LE BOTTI AVANZANO, MA C’E’ ANCORA TANTA STRADA DA FARE.
LE DONNE CE LA METTONO TUTTA, MA LE ISTITUZIONI DEVONO ESSERE VIGILI E SOPRATTUTTO DARE IL GIUSTO RILIEVO ALL’ENOGASTRONOMIA NEI SITI INTERNET- VETRINA DEL NOSTRO PAESE.
IL MOMENTO GIUSTO E’ ORA. DOMANI SAREBBE TROPPO TARDI.

L’eterna attesa della legge salva-suolo

Se ne parla da anni. Se ne discute appassionatamente. E poi non accade nulla. Passare dalle parole ai fatti quando si parla di consumo del suolo in Italia sembra una missione impossibile. Eppure questo governo ci sta provando. Il disegno di legge e’ stato esaminato dalle commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura  della Camera dei deputati, ed al momento e’ all’esame dell’Aula.


Il tentativo e’ di arrivare ad approvare la legge  sul “ Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” entro l’anno. I suoi obiettivi sono arginare il consumo di terra , promuovere l’attivita’ agricola,perseguire gli obiettivi del prioritario riuso del suolo edificato e della rigenerazione urbana rispetto all’ulteriore consumo di suolo inedificato, sburocratizzare le procedure per accelerare gli interventi.


Esigenze sempre piu’ pressanti nel nostro paese, anche alla luce dei fenomeni di dissesto idrogeologico a cui assistiamo sempre piu’ spesso. Le cifre che ci ricorda la Confederazione italiana agricoltori sono da brivido. L’italia e’ sempre piu’ in debito di suolo. La cementificazione avanza e l’agricoltura perde terreno. In meno di 20 anni la superfice edificata ha mangiato oltre 2 milioni di ettari coltivati, cancellando il 16% delle campagne e lo scippo prosegue al ritmo di 11 ettari l’ora, 2000 a settimana, 8000 in un mese.


In un paese come l’Italia , attraversato in lungo e in largo da catene montuose, il suolo fertile andrebbe difeso con le unghie e con i denti. E non occupato, come talvolta accade, da pannelli fotovoltaici che ricoprono intere colline. E’ la terra la vera risorsa strategica da difendere e tutelare.  Non solo per motivi ambientali e paesaggistici, ma anche e soprattutto per ragioni economiche e alimentari. L’estensione della superfice agricola e’ legata alla sovranita’ alimentare, la capacita’ di un paese di essere autosufficiente, e anche alla sicurezza.


La sovranita’ e’ da sempre un miraggio. Oggi si arriva a coprire il fabbisogno di cibo di tre cittadini su quattro. Naturalmente si ricorre all’importazione. Se cresce la domanda di cibo e diminuisce la disponibilita’ di terre da coltivare  e’ evidente che si crea uno squilibrio pericoloso, che inevitabilmente aumentera’ la nostra dipendenza dall’estero. Un discorso che non vale solo per l’Italia: nel 2050 ci saranno 9 miliardi di abitanti sulla Terra. E i rischi diventeranno grandi.


Non a caso gia’ da anni la Cina sta acquistando terreni in Africa, il cosiddetto “land grabbing”. Impensabile  quindi mettere a rischio il nostro paesaggio rurale , che tar turismo e indotto legato all’enogastronomia vale piu’ di 10 miliardi di euro all’anno. Anche perche’ i nostri terroir sono la fonte della straordinaria biodiversita’ italiana, da cui nascono le migliaia di prodotti tradizionali che sono la forza e la ricchezza del made in Italy alimentare.


Gli agricoltori svolgono anche una preziosa funzione di manutenzione del territorio che previene il dissesto idrogeologico, causa di frane, inondazioni, smottamenti, soprattutto in collina e in montagna. I tempi sono maturi per un deciso cambio di passo e non bisogna perdere altro tempo. Basta prendere esempio dalle regioni virtuose, come la Toscana.





La sua vera forza e’ stata la capacita’ di preservare pressoche’ integro il suo paesaggio e rafforzare cosi’ le sue produzioni agroalimentari. Un modello vincente, che va replicato in tutto il paese, perche’ la bellezza non e’ data per sempre ma va protetta e tutelata per le generazioni future.

Etichetta Europea con tallone di Achille

erano molto attese le nuove norme europee sull’etichettatura dei prodotti alimentari. il regolamento comunitario e’ entrato in vigore lo scorso dicembre ed ha portato una rivoluzione nel carrello della spesa.

piu’ chiarezza, semplicita’ e leggibilita’: calorie, tabella nutrizionale, scritte finalmente della giusta dimensione – gli anziani ringraziano – data di scadenza non solo sulla confezione esterna ma su ogni singola porzione confezionata, indicazioni sull’origine delle materie prime, estensione della tracciabilita’ delle carni, lista degli allergeni evidenziata con chiarezza .

importante novita’ a questo proposito l’estensione dell’etichettatura nutrizionale anche ai prodotti alimentari consumati nei pubblici esercizi, mense e ristoranti, che chiama i cuochi a una maggiore responsabilita’.

benvenuta anche la scomparsa della scritta oli vegetali, che spesso celano l’uso di grassi tropicali , a basso costo ma ad alto impatto sulla salute dei consumatori.

tante belle novita’ insomma che aiuteranno i consumatori a effettuare scelte alimentari piu’ consapevoli.

c’e’ un solo punto ancora controverso, e non e’ da poco. e’ il nodo della non obbligatorieta’ dell’indicazione dello stabilimento di produzione.

una norma potenzialmente molto dannosa per il made in italy, al punto che il governo italiano sta gia’ studiando le mosse per superarla.

bastera’ apporre la sede legale , ad esempio, un produttore con il quartier generale in italia ma stabilimenti all’estero, potra’ spacciare per italiani prodotti realizzati in altri paesi.

imprese, consumatori e distribuzione sono sul piede di guerra . l’obbligo di specificare questo tipo di informazione era in realta’ previsto da una legge italiana, pero’ decaduta automaticamente con l’approvazione del regolamento comunitario.
insomma tutto da rifare per difendere davvero il made in italy, i livelli occupazionali del settore e anche la sicurezza alimentare. probabilmente con una nuova legge.
ma intanto nulla vieta alle aziende italiane di aggiungere la preziosa informazione in etichetta, dando cosi’ un notevole valore aggiunto ai propri prodotti. ede e’ quello che stanno gia facendo molti marchi della grande distribuzione.

produrre in italia e’ parte del valore qualitativo di un alimento, grazie anche agli standard elevati di sicurezza e di controlli.
bisogna quindi intervenire subito per non sprecare una preziosa occasione.

ITALIA CHE VA : EXPORT RECORD NEL 2014

Il dato  arriva oggi, inatteso e confortante.

Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari toccano il valore di 34,3 miliardi, con un aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente. Lo certifica l’Istat.

Nell’anno orribile per l’economia del nostro paese, che ha visto il fallimento e la chiusura di migliaia di aziende, ossigeno puro per la nostra bilancia commerciale e’ arrivato proprio dall’export.

Un risultato inatteso se si considera quanto ha pesato l’embargo russo , che ha sancito da agosto il divieto all’ingresso di una lunga lista di prodotti alimentari , dalla frutta al pesce , passando per formaggi, carni e salumi.

A mettere il turbo ha contribuito in modo determinante la caduta del tasso di cambio  dell’euro nei confronti del dollaro. Ottime le performance soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi asiatici, dove pero’ c’e’ ancora moltissimo da fare.

Come sempre il prodotto piu’ esportato e’ il vino, seguito da pasta, olio , ortofrutta.

Una speranza concreta di uscita dalla crisi economica per il nostro paese, ma non basta.

Bisogna riuscire in pochi anni a raddoppiare il pil agroalimentare, raddoppiare i volumi esportati e il loro valore. E’ un momento proprio magico, ed e’ il momento di osare.

Il mondo chiede sempre di piu’ i nostri prodotti e la nostra cucina: entrambi vanno difesi e valorizzati molto di piu’ di quanto sia stato fatto finora.

A partire dalle Istituzioni. Perche’ quello che  ha successo viene immediatamente copiato o imitato.

Urgente e necessario prende al balzo l’occasione di Expo. Dobbiamo presentarci al mondo nel modo giusto, facendo conoscere la nostra qualita’ e unicita’, i nostri sapori e tutto il savoir faire di generazioni e generazioni che c’e’ dietro.

Senza timidezze. La bellezza del nostro patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale fara’ il resto.

Non e’ utopia pensare di recuperare in fretta le posizioni perdute rispetto agli altri paesi europei , e addirittura a raddoppiare nel giro di cinque anni il numero di turisti che arrivano in Italia.

Ma l’agropirateria e’ ancora un grave problema.

60 miliardi di euro, tanto  valgono le imitazioni , a volte inquietanti, a volte anche di discreta qualita’, che si spacciano per italiane e vengono vendute sfruttando l’appeal dei prodotti autentici.

E’ stato calcolato che un visitatore di Expo passera’ tra i padiglioni circa sei  o sette ore. Poi stara’ un certo numero di giorni nel nostro paese.

Ebbene dovremo mettercela tutta per far toccare con mano la qualita’ dei nostri territori, la bellezza delle nostre citta’, la bonta’ dei nostri prodotti alimentari. Siamo un paese ricchissimo di questi beni preziosi, sta a noi renderli sempre meglio fruibili e sempre piu’ attraenti.

Perche’ il vero obiettivo e’ farli tornare ancora in Italia i 20 milioni di turisti che arriveranno per Expo e non salutarli per non rivederli piu’.

ONDA ROSA A IDENTITA’ GOLOSE

Sono appena tornata a Roma, dopo una full immersion di tre giorni a Identita’ golose, il congresso di cucina d’autore che si tiene ogni anno a Milano. Era l’undicesima edizione ed io c’ero fin dalla prima.

In un anno determinante come questo – con tutta la citta’ concentrata sulla preparazione di Expo – si e’ respirata una atmosfera se possibile ancora piu’  elettrizzante del solito.

Un tourbillon di chef, italiani e stranieri, impegnati in relazioni, confronti, show cooking . Con un interessante evoluzione del format, specchio delle moderne esigenze gastronomiche.

Dal tema della golosita’ a quello di una “sana intelligenza”. L’attenzione alla salute si e’ imposta e chi cucina se ne fa carico, oggi piu’ di ieri.

Tante le presenza prestigiose. Una su tutte quella dello chef Alain Ducasse, che ha parlato della sua svolta deciva verso quella che ha chiamato “la naturalite’”: niente piu’ carne, niente piu’ grassi e  zuccheri nel suo ristorante parigino ma tante verdure, legumi, cereali, pesce.

Non una moda ma una necessita’ sempre piu’ sentita per ragioni di tutela dell’ambiente e della salute. Siamo all’opposto della visione di Paul Bocuse, che sosteneva: “alla salute dei miei clienti ci pensano i medici”.

Oggi un buon piatto deve essere innanzitutto leggero, salutare, armonico, digeribile, sostenibile per l’ambiente, ma anche bello da vedere.

Un curioso esempio di cucina sostenibile e’ arrivato dallo chef Davide Scabin, che ha presentato una pasta col sugo all’amatriciana cotta direttamente in pomodoro  crudo e guanciale in pentola a pressione, in soli 11 minuti, con grande risparmio di tempo energia e acqua, senza aggiunta di altri grassi oltre a quello del guanciale.

Ma la bella novita’  di questa edizione e’ che con il tema della sana intelligenza si sono confrontate quest’anno tante giovani cuoche, grintose e  con le idee chiarissime, che hanno presentato i loro territori, la loro cucina , la loro identita’.

Senza timidezze ma forti di una grande consapevolezza e maturita’, alla pari con i colleghi uomini.

Capofila e’ stata Cristina Bowermann, di Glass Hostaria a Roma, ma c’erano anche Antonia Klugmann  dell’Argine a Venco’, in Friuli Venezia Giulia, Marianna Vitale  del ristorante Sud di Quarto, Napoli, Viviana Varese del ristorante Alice di Eataly Milano, Rosanna Marziale del ristorante Le Colonne di Caserta.

Un’onda rosa  che colora sempre di piu’ la cucina italiana, portando idee nuove, energia, e una consapevole esaltazione dei  prodotti migliori dei territori di provenienza. Anche i piu’ umili, a volte addirittura scartati, esaltati  e portati a nuova vita.

Le donne chef hanno dato il loro contributo su tematiche che hanno visto il ritorno – dopo tanta esposizione mediatica – ai fondamentali della professione. Fatta di fatica, studio, sacrificio. Cosa che spesso i giovani che ambiscono ad essere chef dimenticano.

Un cuoco artista, filosofo, il cui gesto e’ anzitutto cura e amore verso il prossimo. Una piu’ alta responsabilita’, un’etica piu’ rigorosa, che questo mondo e’  sempre di piu’ chiamato ad assumere.

Prosecco alla spina: fine della frode

 

prosecco 1

La parola fine su una brutta storia e’ stata scritta. E’ stata infatti bloccata in molti punti vendita, siti web e catene di distribuzione in gran bretagna la vendita di finto prosecco alla spina.
Dopo le proteste dei consorzi di produzione e l a denuncia del nostro ispettorato repressione frodi, il department for environnement food and rural affairs ha effettuato i controlli del caso sulla vendita di finto prosecco dop alla spina.
Lo scandalo era scoppiato prima di natale, quando un pub di leeds ha pubblicizzato su facebook il prosecco alla spina.
Una frode a tutti gli effetti, dal momento che il prosecco dop puo’ essere commercializzato solo in bottiglia.
Della questione e’ stata investita anche la commissione agricoltura del parlamento europeo.
Non nasconde la sua soddisfazione il ministro dell’agricoltura martina. Siamo i primi in europa nella tutela del settore agroalimentare, ha commentato.
Nel solo 2014 sono state fatte oltre 100mila verifiche sul territorio nazionale a cui si aggiungono quelle all’estero.
In vista di expo milano l’italia sta organizzando un forum europeo sulla lotta alla contraffazione agroalimentare, un triste fenomeno che affligge i nostri migliori prodotti, taroccati un po’ ovunque nel mondo con gravi danni economici e di immagine, basti ricordare il famigerato parmesan.
Tra i vini i piu’ piratati sono – oltre al prosecco – ci sono il chianti , l’amarone, il barolo.
Ma la battaglia per la salvaguardia del prosecco doc non e’ certo finita qua.
Infatti un altro fronte si apre in canada. In un locale – ha segnalato un giornalista – si vende prosecco alla spina a 8,75 dollari al bicchiere.
Il sistema prosecco che riunisce i tre consorzi di tutela, doc, docg e colli asolani dovra’ quindi continuare a tenere alta la guardia e a monitorare quello che accade all’estero.
Il successo dei nostri vini spumanti – e in particolare del prosecco – e’ travolgente, come testimonia la crescita dell’export, e sfocia nel cult e nel life style, anche domestico.
Il prosecco docg conegliano valdobbiadene – il vertice della qualita’ – è il tipico spumante veneto fresco e leggero, prodotto con le uve del vitigno glera. Ha un colore giallo paglierino ed un profumo fruttato e floreale, ha una moderata corposita’ e un profumo fruttato e floreale. Si produce esclusivamente nel nord est d’italia, nella zona collinare tra conegliano e valdobbiadene. Ci sono diversi tipi di prosecco: il prosecco spumante, il prosecco frizzante ed il prosecco tranquillo. Tra questi il più conosciuto è sicuramente il prosecco spumante, che a sua volta può essere brut, extra dry e dry a seconda del tenore zuccherino contenuto.Il prosecco docg frizzante si ottiene tramite rifermentazione in bottiglia, detta anche sur lie, seguendo quindi il tradizionale metodo utilizzato anche dai produttori di un tempo per ottenere le bollicine. La maggior parte dei prosecchi frizzanti e spumanti si ottiene utilizzando una rielaborazione del metodo italiano in autoclave.Infine il prosecco docg conegliano valdobbiadene tranquillo, meno conosciuto e diffuso, si ottiene dai vigneti più fitti e poco produttivi, le cui uve vengono vendemmiate ben mature.In tutte le versioni il prosecco conegliano valdobbiadene e’ un vino cult, di grande versatilita’, ideale per aperitivi, antipasti, ma anche a tutto pasto con piatti di pesce , ma non solo. Accompagnatelo a quello che piu’ vi piace, non vi deludera’ mai.

Il fascino del Torcolato

TORCOLATO 9

 

Ecco un vino e una bella tradizione che vale la pena segnalare. Il Torcolato e’ una gemma preziosa del nostro patrimonio vinicolo, dolce ma con una bella spinta acida che gli regala una freschezza incredibile, vero oro liquido nel bicchiere.

 

 

Ecco il bel racconto di Alberto Pertile.

“ La Prima del Torcolato celebra una tradizione vitivinicola molto antica, quella della vinificazione delle uve appassite. Nel bacino del Mediterraneo è una pratica comune: come mille anni fa, a Creta, si asciugava la Malvasia al sole per farne vino dolce, ad altre latitudini l’appassimento delle uve richiede più tempo e cure diverse.

Ai piedi dell’Altopiano dei Sette Comuni, in provincia di Vicenza, la località di Breganze produce vini rinomati fin dai tempi in cui il territorio era sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia.

 

La produzione di vino dolce richiede la selezione, durante la vendemmia, di grappoli perfetti , maturi e sani per poter procedere con l’appassimento.

A questo proposito, la tradizione locale ha elaborato un sistema ingegnoso: non potendo lasciare i grappoli esposti alle intemperie del rigido inverno padano, le uve della varietà autoctona Vespaiola vengono attorcigliate a un lungo spago, annodato ad anello, e le trecce così formate sono appese ad asciugare, per tutto il tempo necessario, alle travi dei solai delle case contadine.

In questo locale, detto “fruttaio”, il vignaiolo segue per tutto l’inverno l’andamento dell’appassimento delle uve, sfruttando il tiraggio del sistema abbaino-finestra per arieggiarle nelle fredde giornate più terse e proteggendole dall’umidità nei periodi di pioggia, nebbia e neve. Dopo quattro mesi, quando l’uva è pronta, viene spremuta.

La “Prima” del Torcolato è proprio questo: la prima spremitura delle uve, vendemmiate l’anno precedente, che i produttori di Breganze hanno trasformato in una manifestazione pubblica e celebrativa di un vino simbolo di queste colline. E’ necessaria la forza del torchio per estrarre il mosto del Torcolato, il vino dolce tradizionale di Breganze, che deve il suo nome proprio al fatto che le uve erano state attorcigliate, traduzione dal dialetto “intorcolate” agli spaghi.

Vent’anni fa la DOC Breganze ha inserito il Torcolato fra le specialità tutelate dalla denominazione d’origine; un vino, molto legato alla tradizione del consumo in loco, che è poi diventato il simbolo dei produttori della zona. Alcuni vignaioli si erano già conquistati la rinomanza internazionale con i propri rossi da varietà internazionali, come Merlot e Cabernet, naturalizzate durante il periodo napoleonico, tanto da essere oggi vini tipici della zona.

Dopo la “Prima” spremitura, che richiama nella piazza centrale di Breganze ogni anno migliaia di persone, coinvolte nei festeggiamenti fino all’assaggio collettivo del mosto appena spremuto, tutte le cantine della zona DOC daranno inizio alle operazioni di produzione del proprio Torcolato.

Il vino così ottenuto dovrà maturare ancora due anni prima di poter essere venduto come Torcolato: la specialità dolce vicentina si caratterizza per note semiaromatiche e di freschezza uniche, impartite dalla varietà a bacca bianca Vespaiola, che è esclusiva di Breganze. Di bouquet delicato di fiori bianchi, in bocca il Torcolato sprigiona, con tutta la sua dolcezza, note aromatiche che possono variare, a seconda delle annate e del produttore, dal miele e datteri alla scorza di mandarino, dalla mela all’albicocca secca.

 

Ce n’è abbastanza per fare del Torcolato un vino di lusso a cui non si può rinunciare, simbolo della possibilità, attraverso la valorizzazione delle tradizioni più antiche, di fare sistema e di proporre bottiglie in grado di conquistarsi un posto d’onore nel mercato del vino globale. La ventesima edizione della Prima del Torcolato, che si terrà domenica 18, celebra anche questo. “